figli

Lodi gratuite ed eccessive, i rischi in educazione.

“Il problema della maggior parte di noi è
che preferiamo essere rovinati dalla lode
che salvati dalla critica”. N. V. Peale

Moltissime volte sentiamo elogiare, da parte dei genitori, le infinite capacità dei propri figli e figlie, quante volte basta un passo, una smorfia o un gesto per ricevere applausi e standing ovation neanche avessero vinto il premio Nobel! Comprensibile, come dice una mia cara amica “che ci posso fare, ora come ora, ogni cosa che fa mia figlia mi entusiasma e io voglio gratificarla perché si senta sicura e amata”! Lo capisco, la capisco, e anche io guardando quella bambina meravigliosa mi sciolgo in occhi a cuore e complimenti ma, occorre essere consapevoli che, se da un lato le eccessive critiche non aiutano l’autostima, anche l’eccesso di lodi ha i suoi rischi e le sue ripercussioni. 

Ecco quindi 5 (s)punti su cui riflettere rispetto alle possibili conseguenze un eccesso di lodi in educazione.

  1. Forniamo una realtà tutt’altro che reale 

Pensateci, se cresco in un ambiente dove sono fantastica, ogni cosa che faccio risulto bravissima, la migliore, se mi dicono fin da quando sono piccolissimo che ogni cosa che produco è un capolavoro, ogni azione è giustissima e stupenda, che immagine avrò di me? Come mi sentirò all’interno delle mura domestiche? Sicuramente vincente! Ma avrò imparato a distinguere quando i complimenti saranno reali e quando no? Avrò imparato ad autovalutare le mie azioni, saprò capire quando sbaglierò? Sarò capace di cogliere le conseguenze che avranno le diverse azioni visto che ho sempre e solo ricevuto un unico rimando positivo? E cosa accadrà quando entrerò in contatto con la vita reale? Quando inizieranno a dirmi che non sono bravissimo e bellissimo sempre e comunque? Saprò gestire la frustrazione? Ho imparato fin da piccola a farci i conti e a gestirla? Ecco le risposte sembrano più ovvie di quanto si pensi! Se non mi si insegna cosa è giusto o sbagliato, se non mi si dice come posso migliorare, se non mi si insegna ad affrontare con impegno le situazioni complesse, mi mancheranno alcune delle competenze basilari per crescere in una società. Prima o poi nella realtà occorre immergersi e, prima o poi, mi confronterò con qualcosa che non riuscirò a fare o che sarà complicata, o con qualcuno che avrà da dire la sua opinione sulle mie azioni e su quello che faccio. Se non sono preparata, in quel momento, potrebbero inizieranno dei problemi. Il ruolo del genitore è preparare alla vita non creare una realtà ad hoc. 


  1. Incapacità a gestire le critiche

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5 BUONI MOTIVI PER VEDERE SKAM ITALIA

Ho amato questa serie, per diversi motivi, certamente ho trovato delle criticità, soprattutto ad un’analisi approfondita rispetto a ruoli, parole ed argomenti affrontati, ma è sicuramente una serie fatta bene che, non solo parla di adolescenti dal loro punto di vista, ma soprattutto, ha qualcosa da dire!

Skam Italia, riprende il format norvegese, dove SKAM vuol dire “vergogna” ma in questa serie non c’è  davvero nulla di cui vergognarsi.

ECCO 5 MOTIVI PER VEDERE SKAM DA SOLI O CON I VOSTRI FIGLI (anche se in parallelo o in momenti differenti).

“Se noi vogliamo fargli capire le nostre differenze, dobbiamo dare risposte intelligenti alle loro domande stupide. Sennò loro continuano a dare risposte stupide alle loro domande e così non ci capiremo mai”.

Per chi amasse i video ecco il link al canale!

  1. Skam ci regala un momento per ricordare di tutte le emozioni vissute negli anni adolescenziali, non si può non guardarla con occhi d’amore, non si può non guardare quei ragazzi con affetto, non si può non ricordare le proprie prime volte, gli amici, la scuola, le relazioni, le fatiche … insomma, ci riporta ad un passato che ancora oggi guardiamo con un po’ di malinconia, con il quale, se si ha a che fare con gli/le adolescenti, dobbiamo tornare a fare i conti. Questo salto nel passato non serve solo per ricordarci come ci sentivamo, come vivevamo o volevamo vivere ma, ci permette di dare spazio ai nostri racconti, alle esperienze vissute, a come noi abbiamo affrontato quel periodo di vita, alle differenze, al paragone con i nostri genitori, e, narrando, ci permette di farci conoscere un po’ di più. I ragazzi e le ragazze amano i racconti e, alle volte, raccontare dei propri vissuti, insegna molto di più che lunghi e noiosi discorsoni. 
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Il valore delle parole

“Le parole sono finestre (oppure muri)”.

Marshall B. Rosenberg

In un’epoca dove i social hanno tolto la necessità di rispondere delle proprie parole, dove ognuno si sente libero di scrivere tutto ciò che gli passa per la mente, non importa se fasullo, offensivo o discriminatorio, pare sempre più urgente fare un pensiero rispetto al valore delle parole e, in questo caso, approfondire il loro ruolo all’interno della relazione educativa.

Le parole hanno un enorme valore, poiché ci mettono in relazione con il mondo, forniscono significato a ciò che viviamo e proviamo, aiutandoci a definire pensieri, azioni ed emozioni.

Grazie alle parole possiamo descrivere i nostri desideri, i nostri bisogni e le nostre ragioni, proprio per questo è importante imparare a farlo con un linguaggio positivo, non volgare e non giudicante. Insegneremo così a bambini e bambine il rispetto per loro stessi e per gli altri, insegneremo ad affrontare, in maniera costruttiva, le proprie e altrui fragilità e diversità.

Non giudichiamo le persone ma le azioni! Non bisogna dire a un bambino o ad una bambina, sei stupido, sei una pasticciona, non sei capace ma piuttosto questa cosa è sbagliata o questa azione non si fa. Se definiamo la persona come stupida, incapace e sbagliata stiamo toccando la sua individualità, non le azioni che sta compiendo e questo, lederà la sua autostima, facendo emergere rabbia e tristezza. 

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COME AFFRONTARE IL TEMA DELLA MORTE CON I BAMBINI

Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

Ricorderemo questo periodo storico per molto tempo, le epidemie hanno costellato la storia dei paesi da sempre e, da sempre, accanto ai grandi numeri e ai dati statistici, si affiancano le storie delle persone, dei singoli e delle famiglie, dei loro dolori e degli addii non detti.  

Quando subiamo un lutto, sentiamo di perdere un pezzo di noi, sentiamo un vuoto incolmabile, si fanno i conti con emozioni devastanti e contrastanti, impossibili da incasellare. Non troviamo le parole,  siamo paralizzati, pervasi o distaccati dal dolore, abbiamo bisogno di tempo per rimettere insieme i pezzi e riuscire a guardarli, e non sempre ne siamo capaci. 

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