SQUID GAME: 6 (s)punti di riflessione per parlarne con gli e le adolescenti.

“Noi stessi siamo il nostro peggior nemico. Nulla può distruggere l’Umanità ad eccezione dell’Umanità stessa.”

P. Teilhard De Chardin

Di Squid Game se ne sta parlando moltissimo e sono pienamente d’accordo con chi sostiene che sia una serie assolutamente non adatta ai bambini e alle bambine, quindi è opportuno fare in modo che ci sia un reale filtro a ciò che i bambini e le bambine possano o non possano vedere. Questo perché, alcune immagini, alcune storie, alcuni contenuti, sono troppo violenti, disumanizzanti e non sono metabolizzabili dal cervello ancora in formazione di un* bambin*.

Ho sempre sostenuto che si possa parlare di ogni cosa con persone di tutte le età,  e lo credo fermamente tuttora, ma occorre un linguaggio e delle immagini adeguate, delle modalità che prendano in considerazione le diverse fasi di sviluppo. 

In questo articolo però vorrei proporre alcuni (s)punti di riflessione, per insegnanti e famiglie, per discutere di questa serie con i più grandi, che di certo avranno bisogno ugualmente di qualcuno che argomenti con loro ciò che hanno visto, analizzando i significati sottesi alla serie. Ovviamente è interessante sempre partire da ciò che i ragazzi e le ragazze hanno percepito, quali sono i pensieri, cosa hanno compreso, quali messaggi secondo loro volevano essere trasmessi ecc, ma di certo questa sarà un’occasione preziosa per aprire orizzonti di pensiero e iniziare a discutere attivamente di ciò vivono e vedono.

Ecco quindi 6 piccoli (s)punti per riflettere insieme a ragazzi e ragazze su SQUID GAME (ce ne saranno molti altri ma questi sono i primissimi che mi sono venuti in mente a caldo, dopo aver visto la serie):

  1. IL DEBITO COME TRAPPOLA

I personaggi del gioco sono per la maggior parte persone in debito economico con la società, con usurai, con le banche, sono persone che nella vita hanno perso, hanno giocato o hanno investito denaro non loro, hanno creato debiti, hanno distrutto le loro relazioni affettive, sono persone che, per ripagare i debiti fatti hanno addirittura ceduto i loro diritti corporei. Quante volte alcune persone si mettono in situazioni che possono attivare un meccanismo simile, pensiamo al gioco, alle dipendenze, alla partecipazione a bande, alle situazioni in cui per ottenere quello che voglio mi rendo dipendente da altri e facendolo perdo l’unica cosa che mi contraddistingue come essere umano, la libertà di scelta, perché smetto, a tutti gli effetti, di poter scegliere. 

  1. IL VALORE DELLA SCELTA

La prima cosa che salta alla mente guardando la serie è che i protagonisti, dopo il primo gioco, dove hanno compreso la gravità di ciò che sarebbe accaduto, decidono di tornare, la metà (se si riflette bene) aveva già scelto che sarebbe voluta rimanere. Questo è un’interessante riflessione rispetto al valore della scelta personale, libera, anche se sicuramente condizionata da alcune situazioni di vita (vedi punto precedente) o dalla convinzione di non aver nulla da perdere, ma ci fa comprendere quanto, consapevolmente, ci si può trovare su strade che poi non ci permettono una via di uscita o, se la via di uscita c’è, è davvero dura o lascia strascichi pesanti (pensiamo che nel “gioco” sono morti quasi tutti i protagonisti). Ogni persona quando intraprende una strada pensa di farlo con consapevolezza e in sottofondo, siamo convinti che “tanto a me”, “tanto io” ecc. 

A volte per alcune situazioni il passo dalla scelta alla non scelta diventa molto breve. Ogni scelta ha delle conseguenze, ed esserne consapevoli, a volte, può aiutare a tirarsi indietro in tempo. Chi ha deciso di non partecipare più al “gioco”, ad esempio, non lo rivediamo nella serie, ma sappiamo quale fine non ha fatto. 

  1. IL POTERE DEL DENARO e L’EGOCENTRISMO

Nella serie il denaro è motore di tutto, anche della vita e della morte. Questo tema mi preoccupa molto. Lavorando con i ragazzini e le ragazzine, spesso sento: “così guadagno soldi”, “così divento ricco”, “così compro quello che voglio”. Il potere del denaro come meta da raggiungere, come ambizione di vita, il denaro facile, a prescindere da quello che comporta, mi spaventa. Spesso molti ragazzi e ragazze si infilano in situazioni di spaccio, prostituzione, esibizione di sé, gioco… per ottenere denaro facile, veloce. Per molti il denaro è l’obiettivo che vale tutto.

In questa visione non c’è spazio per la comunità, per la morale, l’impegno, il valore del fine del proprio agire ma solo per quello che io posso guadagnare, anche a scapito del mio stesso benessere e di quello degli altri. Questa smania del possesso avviene perché si perde di vista, a mio avviso, ciò che ci sta attorno, cerco di soddisfare, in una spinta egoriferita, i miei bisogni senza considerare il mondo attorno a me. Questa idolatria del denaro, della ricchezza, del mio benessere esclusivo, credo vada smontata poco alla volta, per ricalibrare e rifocalizzare le reali priorità della vita, come la vita stessa, il far parte di una società collaborante, sana, rispettosa e lungimirante. 

  1. LA SCONFITTA COME VITTORIA 

Questo “gioco” mortale può ricordare tutte quelle situazioni in cui il filo tra la vita e la morte, la vittoria e la sconfitta è sottile, dove basta un passo falso, stupido, insensato, per perdere qualsiasi cosa sia stata messa in gioco. Ma anche chi vince, e la serie lo mostra, non è un vincitore, è un sopravvissuto, la cui esperienza lo condiziona, la vita non migliora, si aggiunge però più dolore, potente e profondo.  Perdono tuttɜ in questo “gioco”, nessuno vince realmente. 

  1. LA DIS-UMANITÀ e la DIS-UMANIZZAZIONE

Le persone smettono di essere persone, diventano numeri o cose, molti, per vincere, sono disposti a rompere patti di sangue, relazioni, accordi, si diventa violenti, anche gratuitamente. La banalità del male diventa regola, entra a far parte del gioco, gli altri, spesso, restano a guardare. Quando iniziamo ad accettare la banalità del male, diventa possibile ogni cosa, anche la peggiore. 

Il rischio di assuefarsi alla violenza, anche nella società attuale, è estremamente pericoloso e forte. Se ci assuefiamo alla violenza, alla sua possibilità, smettiamo di scandalizzarci del fatto che accada. Ma non dobbiamo mai smettere di scandalizzarci della violenza, degli abusi, dei soprusi, degli assassini, del dolore, delle guerre, non dobbiamo mai permettere di rendere “normale” qualcosa che “normale” non è e non deve esserlo. 

  1. IL PARALLELO CON LA POLITICA

La parte finale sembrava raccontare un parallelismo fortissimo con la politica. Potenti senza volto che decidono, “giocano” e poi guardano gli altri farsi la guerra. Quante volte ci focalizziamo sulle persone che combattono tra loro, poveri tra i poveri, vittime tra le vittime e, non vediamo chi, per potere, soldi (sempre quelli) li mette in quella condizione. Non bisogna mai smettere di cercare quello che sta dietro, i perché, i chi, i come di ciò che accade. Spesso dietro alcune realtà ci sono scelte molto più strutturate di quanto si possa immaginare. Quante scelte politiche, economiche, di conquista, muovono le fila di chi poi subisce le ripercussioni di quelle scelte. Non accontentarsi di ciò che si vede e andare alla ricerca delle cause è sicuramente un primo passo per avere sguardi più completi e complessi.

So che probabilmente ci sarà ancora moltissimo da dire e alcuni punti possono essere nuovamente rivisiti e ripensati. Ma questo vuole essere solo un inizio per aprire la discussione. Buone riflessioni!

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