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CAPIRE LE EMOZIONI

Tempo fa ho scritto diversi articoli che parlano di INTELLIGENZA EMOTIVA https://www.sarabalducci.it/second/tag/emotivita/ e del perché è importante svilupparla https://www.sarabalducci.it/second/2021/01/14/intelligenza-emotiva-cose-e-perche-se-ne-parla-tanto/ consigliando anche alcuni libri per parlare di emozioni a seconda delle età https://www.sarabalducci.it/second/2021/01/14/intelligenza-emotiva-libri-e-non-solo-utili-per-comprendere-e-riflettere/

Recentemente anche sulla RABBIA! https://www.sarabalducci.it/second/2026/04/22/la-gestione-della-rabbia/

Oggi torniamo a parlare di emozioni in maniera più concreta, cercando di capire cosa accade nel cervello dei più piccoli e come possiamo reagire noi di fronte a qualcosa che sembra fuori dal nostro controllo!

Le emozioni NON sono “capricci”, NON sono un problema, NON sono nemmeno una debolezza o qualcosa da controllare o combattere: sono messaggi biologici che il nostro cervello usa per aiutarci a interpretare il mondo, proteggerci e prendere decisioni. L’amigdala è una parte del nostro cervello molto arcaica, fondamentale ai nostri antenati per metterci in allerta o in fuga davanti ad un pericolo o anche per reagire ad un attacco. Abbiamo però anche un’altra parte del cervello, adibita al ragionamento, al trovare la calma, a gestire le nostre emozioni, che è la corteccia prefrontale, parte che nei bambini e bambine però è ancora in formazione! Ecco perché gestire le emozioni pare tanto complesso!!

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Per questi motivi possiamo iniziare a guardare le emozioni, non più come un problema da “spegnere”, ma considerarli messaggi da ascoltare. Un bambino che piange per un piccolo rifiuto, per esempio, non sta solo “esagerando”: il suo sistema nervoso può interpretare quella situazione come una perdita o una minaccia, soprattutto se è stanco, affamato o sovraccarico.

Ecco perché educare alle emozioni significa anche aiutare il cervello dei nostri figli e figlie a sviluppare strumenti più funzionali per riconoscere le emozioni, gestirle e comunicarle.

E noi? Cosa possiamo fare?

  1. NOMINARE LE EMOZIONI : Dire “vedo che sei frustrato” o “sembra che tu sia preoccupato” aiuta i bimbi e le bimbe a collegare sensazioni e parole. Dal punto di vista neurologico, questo favorisce l’attivazione delle aree del linguaggio e della regolazione emotiva, permettendo di dare un confine e una legittimazione a quanto provato.
  2. RESPIRARE
    Quando l’emozione è molto intensa, il cervello razionale può far fatica a rielaborare quanto vissuto o trovare una soluzione efficace, quindi è inutile riempire di parole o discorsi, a volte anzi, hanno l’effetto opposto! Provate a fare un respiro profondo, una pausa o a dare un abbraccio, queste azioni possono aiutare il sistema nervoso a tornare in equilibrio.
  3. SFOGARE Sì MA IN MODO FUNZIONALE! In alcune occasioni, di fronte all’aggressività, si è proposto di “sfogare” quell’aggressività verso oggetti, cuscini o altro, ma queste sono sempre dinamiche di proiezione della rabbia che possono rafforzare i circuiti neuronali dell’aggressività, impedendo comunque la capacità di rielaborazione del vissuto emotivo e innescando un’escalation che potrebbe portare incrementare la rabbia e “sfogarla” su diversi tipi di oggetti e magari su persone. Abituarsi invece a scaricare la emozioni difficili favorendo un movimento strutturato, una camminata, dei saltelli, respirando o disegnando può permettere l’attivazione della corteccia prefrontale ed aiutare in questo modo una regolazione più sana ed efficace.
  4. ROUTINE
    I bambini, come gli adulti ma ancor di più, hanno bisogno di routine rassicuranti, perché aiutiamo il nostro cervello a sentirsi più sicuro: orari regolari, rituali della buonanotte e piccole abitudini durante la giornata favoriscono la riduzione dell’ansia e migliorano la regolazione emotiva. Inoltre aspettarsi degli eventi, consolidarli non fornirà nuovi argomenti di discussione!
  5. ESSERE ESEMPI VIRTUOSI
    Quante volte capita che diciamo ai bambini e bambine di non dire parolacce e poi siamo i primi a farlo? Quante volte ci lamentiamo se litigano e poi urliamo come se non ci fosse un domani? Bambini e bambine imparano molto osservando gli adulti. Se un genitore dice “sono arrabbiat*, mi calmo un attimo e poi ne parliamo”, non solo sta cercando di gestire la sua rabbia in maniera funzionale, ma sta anche insegnando una strategia concreta di autoregolazione.

Le emozioni, in conclusione, non vanno eliminate o temute, ma comprese, accompagnate, accolte e allenate e farlo può diventare un’occasione preziosa per crescere insieme, con empatia, consapevolezza e un po’ di gentilezza in più, che non guasta mai.

Se pensi di aver bisogno di un supporto scrivimi a info@sarabalducci.it sarò felice di fissare un incontro gratuito conoscitivo per capire come posso aiutarti.

  • Bushman, B. J. (2002): “Does Venting Anger Feed or Extinguish the Flame?”.
  • Kjærvik, S. L., & Bushman, B. J. (2024): “A meta-analytic review of anger management activities that increase vs. decrease arousal”.
  • Geen, R. G., & Quanty, M. B. (1977): Revisione critica della teoria della catarsi
  • Fasuli, S. (2022). Meccanismi di difesa e strategie di coping a confronto: similarità e differenze.

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