Sara Balducci

Libri per pensare… La resistenza.

ASPETTANDO IL 25 APRILE. 

La storia dell’antifascismo non è stata di unione e pace in tutto e per tutto, anzi, alcune fazioni erano violente, alcune entrarono in contrasto, con lotte e terribili pagine della storia, l’eccidio di Porzus lo dimostra. 

I gruppi erano estremamente compositi e vari, sia di cultura che di formazione politica. Una cosa li accomunava: essere antifascisti. Per questo la storia della resistenza non deve avere un’accezione politica unitaria, perché unitaria non lo era, molti hanno fatto la loro parte, pur non condividendo necessariamente idee o ideali. Quelle che si raccontano qui, sono le storie di uomini e donne che, nonostante tutto, cambiarono il mondo e contribuirono a porre la parola FINE al nazismo e al fascismo, due delle pagine più dolorose della nostra storia. Credo che ogni forma di totalitarismo sia negativa e vada condannata, a prescindere dal colore, come il comunismo dei gulag, ben lontano dagli ideali di comunità e giustizia sociale presenti in chi ne promuoveva le basi.

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Il valore delle parole

“Le parole sono finestre (oppure muri)”.

Marshall B. Rosenberg

In un’epoca dove i social hanno tolto la necessità di rispondere delle proprie parole, dove ognuno si sente libero di scrivere tutto ciò che gli passa per la mente, non importa se fasullo, offensivo o discriminatorio, pare sempre più urgente fare un pensiero rispetto al valore delle parole e, in questo caso, approfondire il loro ruolo all’interno della relazione educativa.

Le parole hanno un enorme valore, poiché ci mettono in relazione con il mondo, forniscono significato a ciò che viviamo e proviamo, aiutandoci a definire pensieri, azioni ed emozioni.

Grazie alle parole possiamo descrivere i nostri desideri, i nostri bisogni e le nostre ragioni, proprio per questo è importante imparare a farlo con un linguaggio positivo, non volgare e non giudicante. Insegneremo così a bambini e bambine il rispetto per loro stessi e per gli altri, insegneremo ad affrontare, in maniera costruttiva, le proprie e altrui fragilità e diversità.

Non giudichiamo le persone ma le azioni! Non bisogna dire a un bambino o ad una bambina, sei stupido, sei una pasticciona, non sei capace ma piuttosto questa cosa è sbagliata o questa azione non si fa. Se definiamo la persona come stupida, incapace e sbagliata stiamo toccando la sua individualità, non le azioni che sta compiendo e questo, lederà la sua autostima, facendo emergere rabbia e tristezza. 

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COME AFFRONTARE IL TEMA DELLA MORTE CON I BAMBINI

Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

Ricorderemo questo periodo storico per molto tempo, le epidemie hanno costellato la storia dei paesi da sempre e, da sempre, accanto ai grandi numeri e ai dati statistici, si affiancano le storie delle persone, dei singoli e delle famiglie, dei loro dolori e degli addii non detti.  

Quando subiamo un lutto, sentiamo di perdere un pezzo di noi, sentiamo un vuoto incolmabile, si fanno i conti con emozioni devastanti e contrastanti, impossibili da incasellare. Non troviamo le parole,  siamo paralizzati, pervasi o distaccati dal dolore, abbiamo bisogno di tempo per rimettere insieme i pezzi e riuscire a guardarli, e non sempre ne siamo capaci. 

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