5 COSE CHE STIAMO INSEGNANDO DIETRO AD UN “SEMPLICE” CLICK.

 

COME L’EDUCAZIONE PASSA ANCHE ATTRAVERSO LE NOSTRE AZIONI IN RETE. 

“Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”

La regola d’oro tramandata e riscritta in forme differenti dal 2000 a.C circa ad oggi.

Le dinamiche che vengono innescate online sono spesso, per me, fonte di riflessione e lavoro, soprattutto con gli adolescenti e preadolescenti. Ultimamente però è dagli adulti che ricevo input preoccupanti, perché, a prescindere dal fatto che siano genitori o meno, vedo dilagare in contesti anche differenti modalità comunicative cariche di odio e rabbia. Vorrei quindi riflettere su 5 azioni che si fanno online sulle quali è importante acquisire maggiore consapevolezza, per migliorare le nostre relazioni e modalità educative.

 

 

  1. INTERNET È VIRTUALE MA REALE!

Spesso si crede che ciò avviene online sia di breve vita, quasi irreale e di certo meno significativo rispetto alla quotidianità delle persone, ma non è così. L’essere virtuale non toglie nulla rispetto alla responsabilità delle azioni che compiamo, la rete anzi permette una diffusione e una capillarizzazione mai sperimentata prima, quindi paradossalmente la nostra responsabilità aumenta. Se un tempo una persona che insultava i passanti per la strada, era ritenuto “il folle del quartiere”, “una persona irascibile”, fragile, a volte da proteggere o da cui stare alla larga, oggi ognuno può fare la stessa cosa, comodamente da casa. In questo modo però le illazioni, le ingiurie, non si limitano ad uno sfogo pubblico, ma iniziano a diffondersi a macchia d’olio, divenendo spersonalizzate ma potentissime, si attaccano a personalità simili e si diffondono, magari per diversi intenti. Le congetture iniziano a insinuarsi nelle ombre, promuovendo mal-essere e violenza, verbale e non solo, che una volta diffuse e condivise sono impossibili da controllare, innescando pensieri e comportamenti anche estremamente pericolosi. 

Internet è virtuale ma reale appunto, quello che si fa online ha valore concreto, se insulto o minaccio online lo sto facendo nella realtà, le illegalità che compio in rete sono ugualmente perseguibili, se odio e offendo, sono una persona che odia e offende, se ironizzo e mi prendo gioco degli altri, la maggior parte delle volte senza nemmeno conoscere questi altri, sono una persona che si prende gioco degli altri, che bullizza (dall’inglese to bully fare il prepotente, intimidire). Credo che questo aspetto non sempre sia consapevole nelle persone che condividono alcuni messaggi, a volte, dietro alle battute, agli insulti più sottili, si celano persone che nella loro vita quotidiana questa modalità non la adottano, ne sono certa, ma la condivisione online è molto semplice e golosa, anche divertente. Raramente pensiamo al fatto che ciò che condividiamo può offendere qualcuno o gettarlo in pasto alla rete, ma lo facciamo ugualmente, spesso con eccessiva leggerezza. 

Cosa sto insegnando? Che non è importante dare valore alle azioni che compiamo, non insegno la responsabilità e non insegno a tutelare noi stessi e gli altri, poiché la rete, ricordiamocelo bene, più che lasciar volare via, trattiene in modo permanente e moltiplica, per centinaia di volte, i messaggi che lascio e le conseguenze che comportano. Per i giovani questo aspetto è fondamentale perché alle volte sono loro stessi a condividere o a mettere in rete contenuti che li riguardano per poi ritrovarseli contro.  

  1. COMUNICAZIONE DERESPONSABILIZZATA

 

Le parole sono importanti, quindi se con estrema facilità e leggerezza, senza conoscere e sapere nulla  di una persona la offendo, la insulto, la derido, con estrema facilità inizierò ad abbassare il mio grado di empatia verso il prossimo. Non riconosco più l’umanità dell’altro, ma l’altro, essendo umano, nel frattempo viene colpito e ferito, a volte irrimediabilmente. 

In questo modo stiamo legittimando una modalità di violenza molto insidiosa, quella gratuita, che non mi fa sentire colpevole, anche perché nel mio piccolo ho “solo” fatto qualche click. Nella vita reale, però, ci sono persone che si sono uccise per quei click, persone che hanno minato le proprie sicurezze, che si sono ammalate o isolate dopo essere state inondate da cascate d’odio gratuito o perché la loro immagine privata è stata diffusa senza il loro consenso, senza poter frenare, in alcun modo, quello che stava accadendo a loro discapito. La possibilità di agire senza pensare alla ricaduta delle nostre azioni ci insegna a sentirci onnipotenti, emotivamente immaturi, staccati dalla realtà sociale che ci è attorno, è questo è molto rischioso.

Anche chi condivide un messaggio per ironia o cinismo, senza pensare alle persone presenti dietro quel messaggio, dimostra superficialità di pensiero, di azione, una non-curanza nei confronti dell’altro ma se si trattasse di noi? Di una persona a noi cara?  

  1. CULTURA DELLA VIOLENZA

Ci siamo quasi assuefatti alla violenza, la guardiamo, la ascoltiamo, ci giochiamo, ne siamo quasi attratti, ma più  siamo esposti ad un contesto violento, più ci desensibilizziamo alla sofferenza altrui. Inoltre questo substrato violento non rimane staccato dalla vita, anzi, siamo portati ad attivare sentimenti negativi, risentimento e rabbia canalizzandoli sulle altre persone. Ci troviamo a colpevolizzare o insultare per varie ragioni, la cultura che qualcuno ha, le sue idee, l’aspetto, l’inclinazione sessuale, la religione, non ci importa se vittima o carnefice, se viva o morta, se ha o no colpe, giudico tutto, le scelte, i vestiti, il peso, giudico addirittura quello che penso che la gente voglia dire o fare. Ci occorre solo un pretesto e noi lanceremo la nostra pietra. Non parlo di una critica costruttiva che permette un confronto tra idee e posizioni, ma l’attacco senza diritto di replica, fino ad arrivare alla diffusione di odio, di minacce di morte, di violenza. Copio alcuni commenti ripresi e riscritti così come si trovano in rete, questa ne è un’infinitesima parte, purtroppo c’è molto e molto di più. 

 

frasi ricopiate da pagine online

Io non so se nella vita reale queste persone parlino così, se davvero avessero detto le stesse cose se di fronte a loro ci fossero state le persone in causa, ma, che questo accada o no, ciò che viene scritto genera un movimento interno nel pensiero, nelle emozioni e si alimenta, divenendo modalità di vita, sarò più incline ad accusare altri dei miei fallimenti o infelicità, sarò più arrabbiato, alimentando un circolo vizioso che ci porterà ad una modalità di vita che avrà nella violenza, nell’aggressività il suo nido. Se diffondo violenza poi non lamentiamoci se viviamo in un mondo violento, se torniamo al concetto di comunità educante allora ognuno è co-fautore dell’educazione delle masse, quindi siamo tutti responsabili delle modalità che si innescano.

Spesso sento genitori che si dichiarano estremamente preoccupati della rabbia incontrollabile e dell’aggressività dei propri figli e, andando a fondo, spesso, rabbia e aggressività, questi ragazzini o ragazzine, l’hanno masticata fin da piccoli, dentro o fuori le mura domestiche. Alcune emozioni non scaturiscono dal nulla, per questo occorre invertire le nostre modalità comunicative e iniziare a dare valore a ciò che facciamo, online o di persona. La rabbia, di per sé, è un sentimento sano, ma il peso che assume nella nostra vita e come viene gestita o sfogata può portare a risvolti preoccupanti. Avere consapevolezza delle proprie emozioni è il primo passo per poterle cambiare. 

4. LA VERITA’ NON INTERESSA

Se un’informazione è vera o falsa non è più importante, ci nutriamo di titoli sensazionalistici, non importa se una notizia è stata smentita, se occorre fare delle precisazioni, considerare presupposti, azioni, pensieri, interventi, fattori, fasi di analisi … la complessità ci infastidisce, come ci infastidisce chi vuole argomentare troppo. “Datemi un messaggio scandaloso e io lo divulgherò”, a prescindere dalla sua veridicità, datemi qualcosa di cui potermi lamentare, qualcuno da accusare, qualcosa contro cui arrabbiarmi e scandalizzarmi. Poi il resto si vedrà. 

Si evince dal numero di fake news condivise che difficilmente si va a verificare ciò che viene diffuso, ma cosa stiamo insegnando con le nostre azioni? Insegniamo che non è importante sapere, capire, supportare le proprie tesi, approfondire le nostre conoscenze e convinzioni, si pensa di essere in grado di saper padroneggiare qualsiasi argomento, si insegna la presunzione, la semplificazione, nel suo significato più sterile e in questo modo forniamo una visione parziale della realtà, che appunto, di solito, semplificata non lo è quasi mai. 

L’italia è uno dei paesi con maggiore disinformazione al mondo e anche la percezione degli eventi sociali risulta distorta, provare a filtrare maggiormente le nostre informazioni, cercare fonti differenti prima di diffondere delle notizie, può davvero fare la differenza.  

5. LA STORIA SIAMO NOI

La storia siamo noi, canta De Gregori, e la storia ci insegna che alcuni eventi e dinamiche continuano a ripetersi,  la storia è costellata da capri espiatori, le persone hanno sempre voluto qualcuno che possa prendersi le colpe del mondo, i neri, le streghe, i cristiani, gli ebrei, i pagani, gli immigrati, i musulmani, le persone con disabilità, gli omosessuali…ecc.. ma noi siamo la storia di domani, per questo possiamo, con il nostro comportamento, invertire il corso delle cose, cambiare quello che ci sta attorno, smettendo di guardare il nostro ombelico e aprendoci alla complessità, al dialogo, alla discussione, alla riflessione, all’azione condivisa, ad una maggiore empatia e alla responsabilità collettiva. La storia ha prodotto persone come Martin Luther King e come Hitler, come Gandhi o come Jack lo squartatore, come Falcone o come Totò Riina, Rita Levi Montalcini o Irma Grese, sta a noi decidere da che parte stare, quali messaggi promuovere, per quali lotte lottare e quali diritti tutelare. Sta a noi scegliere in che mondo e modo vogliamo vivere e far vivere le nuove generazioni

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