“Essere autentici è uno dei diritti fondamentali dell’uomo, ma essere autentici richiede di saper riconoscere i nostri desideri e bisogni più profondi. (…) Il vero problema delle donne è non essere più in grado di riconoscere i propri bisogni. Di conseguenza, come è possibile essere autentiche?” Da “Il corpo delle donne” documentario di L. Zanardo, M. Malfi Chindemi, C. Cantù

“Donna dovrai..”, “per una brava madre dovrebbe..”, “una donna non dovrebbe mai…” quante volte è stato detto alle donne come comportarsi, come fare certe cose, come non farne altre, come essere, come non essere, cosa volere e cosa ripugnare.
Ogni opinione dato come sentenza, come qualcosa che è in un modo unico e non può essere altrimenti, perché c’è un giusto e c’è uno sbagliato, soprattutto sul femminile.
Negli ultimi mesi ho visto e sentito persone cercare morbosamente notizie sui suoi cromosomi o sulll’intimità di una donna, con la pretesa di dover sapere di quel corpo, conoscerlo, vederlo, indagarlo, con una arroganza disarmante e sconcertante.
Negli ultimi mesi sono morte più di 175 donne (i dati ritrovati arrivano al 18 agosto 2024 fonte) per mano di uomini, e 16 vittime al giorno di violenze sessuali (fonte https://alleyoop.ilsole24ore.com/2024/07/16/dati-violenze-sessuali/).
Negli ultimi mesi un gruppo di uomini si è ritrovato per parlare di cosa le donne debbano fare con il loro utero e, costantemente, chiunque può permettersi di dire cosa debbano fare le donne con il loro tempo, con le loro scelte, con il loro lavoro, con il loro corpo.
Leggi tutto: “Il corpo delle donne”. Riflessioni pedagogiche.Negli ultimi mesi ho visto bambine che promuovono prodotti di bellezza e a 8/10 anni iniziare a parlare di inestetismi della pelle e di skin care, ossessionate dall’ultimo modello di piastra, dall’ultima maschera facciale, dall’ultimo blush. E poi parlo con i genitori che si dicono preoccupati di queste ossessioni, del continuo cambio di vestiti, delle foto accattivanti, della seduzione, del trucco a tutti i costi.
Sono mesi in cui parlo con uomini della paura della notte e delle strade vuote da parte delle donne, e del desiderio di sentirsi libere di camminare ovunque, senza quel timore sottopelle e, alla fine, mi rendo conto, dalle risposte stranite, che davvero non si riesce a percepire quello che si prova nel corpo di una donna.
Sono mesi in cui ho letto libri sui manicomi e sulle motivazioni segnate nelle cartelle di ricovero di molte donne internate: stravagante, collerica, indocile, senso dell’onore poco sviluppato…
Mesi in cui si parla di quanto sia più redditizio mostrare immagini di gambe, piedi e seni su OnlyFans rispetto ad una laurea o un percorso di studi strutturato.
I vecchi programmi TV, di donne esibite, mostrate, inutili non esiste più per le nuove generazioni, ma altri strumenti hanno preso il sopravvento e ancora dinamiche e modelli si ripetono.
Per una riflessione ulteriore consiglio la visione di “il corpo delle donne” documentario che rappresenta le donne tra gli anni 80/2000 (con il conseguente strascico che ci portiamo dietro, dovuto a queste immagini). A me ha fatto realmente rabbrividire, ma è tutto reale, la mia generazione è cresciuta con queste immagini e fanno parte e del vissuto di buona parte della popolazione.
Siamo in una fase storica dove il discorso sul femminile si fa più attento, alcune terminologie non vengono più legittimate, le donne pretendono a gran voce maggiore rispetto, maggiore tutela, maggiore giustizia. Le donne spesso cercano di rifuggire l’ideale della bellezza, come quasi unica qualità femminile di conto, viene messa in discussione, viene data voce alla libertà di essere sé, e di non dover necessariamente aver l’obbligo di piacere o di essere gradite agli occhi di chi guarda. Si incentiva la possibilità di parlare, di scegliere di non stare zitte (sempre grazie Michela!).
Ma perché, nonostante questi lunghissimi passi, ricadiamo costantemente in stereotipi che affossano le donne, le paralizzano, le isolano, le escludono? Perché si è tutti parte di un un contesto cultuale che ricade a pioggia un po’ su tutt3, senza distinzione di alcun tipo, su alcune persone cade in maniera più forte, spietata, violenta, su altre più silenziosa, all’apparenza innocua, ma comunque potente e condizionante.
Ancora oggi, nonostante i tempi siano sicuramente cambiati e i dispositivi pure, ritroviamo donne che si mostrano spesso come oggetto, ancora come qualcosa da possedere, da sottostimare, da sottovalutare, qualcuno di cui poter parlare, su cui poter decidere.
Aprire discussioni, stare allerta, non accettare facili stereotipi, iniziare a parlare e dissentire, è il primo passo per cambiare una società dove il femminile è ancora qualcosa per cui lottare.
Inoltre, consiglio, nuovamente, la lettura di “La prigione della bellezza” di Maura Gabcitano, dove vengono riconosciute le strutture di potere che si radicano nella società e diventano motori trainanti delle scelte individuali, dove vengono individuati gli scopi sociali e politici di questa ossessione dei corpi, di questa manipolazione del percepito, per diventare senso di inadeguatezza. Ne ho parlato anche qui:
