Mangiare non e’ solo nutrimento. E’ cultura, relazione, scoperta. Eppure, per molte famiglie, il momento del pasto diventa un campo di battaglia: ci sono bambini che rifiutano il cibo, c’è chi chiede cibi sempre differenti da quelli che sono in tavola, chi mangia sempre le stesse tre cose, chi si distrae, chi mangia solo davanti ad un cellulare, chi si dispera ecc.
L’alimentazione infantile è un territorio complesso dove si intrecciano neurobiologia, sviluppo sensoriale, psicologia dell’attaccamento, abitudini e dinamiche familiari. Questo articolo propone otto spunti pedagogici, per provare ad approcciarsi al cibo in modo un pochino più sereno.
Ovviamente questo articolo non sostituisce un’analisi specialistica e personalizzata con un* professionista dell’alimentazione, ma può essere un primo passo per avere qualche informazione in più.
1. CIBO, CERVELLO E COMPORTAMENTO
Uno degli aspetti più trascurati nell’educazione alimentare riguarda l’impatto diretto di ciò che mangiamo, o non mangiamo, su umore, concentrazione, regolazione emotiva e qualità del sonno. I micronutrienti sono i mattoni dei neurotrasmettitori: senza di loro, il cervello fatica a regolarsi.
Vediamo un piccolo specchietto delle carenze più frequenti nei bimbi e bimbe e i loro possibili effetti:
| Ferro | Difficoltà di concentrazione, iperattività, irritabilità, sonno disturbato. Essenziale per la sintesi della dopamina. |
| Magnesio | Carente in una percentuale altissima di bambini con ADHD. Provoca ipereccitabilità, nervosismo e difficoltà ad addormentarsi. |
| Omega-3 (DHA/EPA) | Fondamentali per le membrane neuronali e la corteccia prefrontale. La carenza si manifesta con impulsività, labilità emotiva e scarsa attenzione. |
| Vitamina D | Neurormone che regola serotonina e dopamina. La carenza è associata a umore instabile e ritmi circadiani alterati. |
| Zinco e vitamine B6/B12 | Coinvolti nella sintesi di GABA, serotonina e dopamina. La carenza incide su tolleranza allo stress e qualità del sonno. |
Importante: prima di integrare qualsiasi vitamina o minerale, richiedete esami specifici al pediatra (ferritina, vitamina D, zinco ecc) e parlatene con un professionista. Una dieta varia e completa è sempre il primo strumento.
Questa premessa non serve a colpevolizzare nessuno o a far diagnosi, semplicemente serve a ricordare che ciò di cui ci nutriamo può influenzare il nostro benessere, ma questo vale per tutte le età!
2. CREA UN AMBIENTE RELAZIONALE POSITIVO
Il contesto emotivo in cui si mangia conta quanto il contenuto del piatto. Le ricerche sull’alimentazione infantile mostrano costantemente che la pressione, il controllo e l’ansia dei genitori durante i pasti sono tra i principali predittori di selettività alimentare e di rifiuto del cibo.
La tavola dovrebbe essere un luogo di piacere condiviso, non di negoziazione o confronto. Ciò vuol dire che i commenti sul quanto si mangia o come, non dovrebbero trasformare ogni pasto in valutazioni, minacce, svalutazioni o castighi. Possiamo approcciarci al cibo in modo curioso, dimostrando piacere, gratitudine e soddisfazione per ciò che abbiamo nel piatto, senza che questo diventi un’arma di potere. Altra cosa importante, se si può, mangiate insieme, senza schermi, senza cellulari. Il pasto condiviso è il contesto evolutivo naturale in cui i bambini imparano cosa si mangia e come, oltre a diventare uno splendido momento relazionale e di condivisione.
3. LA CUCINA DI CASA NON E’ UN RISTORANTE
Non possiamo delegare a bimbi e bimbe la scelta di cosa mangiare e quando, sono i famigliari ad avere sotto controllo la varietà del cibo, la consapevolezza del tipo di proteine, vitamine, minerali, carboidrati che si alternano nei pasti. Possiamo certamente offrire diverse tipologie di cibo e andare incontro ai gusti personali di tutti, ma ad un certo punto si mangia quello che c’è, considerando che un alimento di gradimento in tavola può essere sempre presente, senza però metterci a cucinare e cambiare menu ad ogni pasto, dopo ogni richiesta. Mantenere il punto senza rabbia o svalutazioni, semplicemente, proponendo alimenti vari, nel genere e nella forma e invogliare a sperimentare con curiosità.
4. LA SELETTIVITA’ ALIMENTARE ESISTE
La selettività alimentare, il rifiuto sistematico di alcuni cibi basato su colore, consistenza, odore o semplice novità, può essere normale fino a circa 5-6 anni (neofobia fisiologica). Quando persiste o è intensa, può indicare una sensibilità sensoriale aumentata, spesso associata a profili neurodivergenti (ADHD, autismo o disturbi della processazione sensoriale).
Per questi bambini, la texture del cibo, il suo sapore o l’odore, è un ostacolo fisico reale, non un capriccio. Il cervello elabora le informazioni sensoriali del cibo in modo amplificato: sapori troppo intensi, consistenze “strane”, temperature inaspettate possono generare un vero e proprio disagio fisico. Forzare l’assaggio in questi casi non accelera l’accettazione ma la ritarda.
Se pensate che questo sia il vostro caso, oltre che a sentire un professionista dell’integrazione sensoriale, si può provare a favorire l’esposizione graduale dei cibi senza pressione (il cibo nuovo viene solo guardato, poi toccato, poi annusato, poi forse assaggiato, anche dilazionando i tempi su più settimane). Variare gradualmente la preparazione dei cibi accettati (patata lessa, poi al forno, poi in purea) può essere una strategia!
5. COINVOLGERE NELLA SPESA E NELLA PREPARAZIONE
I bambini mangiano con più piacere ciò che hanno contribuito a preparare. Il coinvolgimento nelle fasi di preparazione del cibo, nell’acquisto, lavare le verdure, mescolarle, disporre nel piatto, crea un legame di familiarità e senso di competenza che riduce il rifiuto.
Anche avere un piccolo orto (un vaso di erbe aromatiche sul balcone, una pianta di pomodorini o fragole), cambia il rapporto con il cibo. Se innaffio dei pomodorini o mi prendo cura di alcune piantine, sono infinitamente più curios* di assaggiare ciò che ho aiutato a far crescere rispetto a chi vede la verdura semplicemente messa nel piatto.
6. UN PIACERE, IN TUTTI I SENSI
Il piacere è il motore più potente dell’educazione alimentare. I bambini che crescono con un rapporto piacevole con il cibo, fatto di curiosità, scoperta, convivialità, sviluppano autonomamente preferenze più variegate di quelli cresciuti sotto pressione o con un contesto dove il cibo è un dovere o qualcosa da giudicare costantemente.
Questo significa portare il cibo anche fuori dal pasto. Favorire esperienze sensoriali che hanno come protagonisti il cibo (“senti come profuma”, “guarda che colori”), le gite al mercato, i laboratori di cucina, i libri illustrati sul cibo, alcuni giochi di esplorazione dove annusare spezie o manipolare alcuni alimenti, raccontare storie e informazioni sul cibo e la sua provenienza ecc. La conoscenza intellettuale e sensoriale del cibo precede spesso la disponibilità ad assaggiarlo e costruisce una relazione culturale ed emotiva che si traduce anche in apertura.
7. SIATE ESEMPIO
Come faccio a invogliare qualcuno a mangiare verdure, legumi o altro se sono la prima che fatica a farlo? Come posso stimolare l’esperienza se cucino sempre le solite 4 cose nello stesso identico modo?
I genitori sono il modello di riferimento primario nell’apprendimento alimentare dei figli, proprio perché il primo approccio dei bambini al cibo avviene per imitazione: osservare come mangiano gli adulti di casa, con quale curiosità o rifiuto, orienta direttamente il comportamento a tavola dei più piccoli e piccole. Alcuni studi confermano che la disponibilità in casa di un’ampia gamma di alimenti e preparazioni aiuta i bambini a superare le barriere verso cibi come frutta e verdura, mentre un’alimentazione monotona dei genitori, spesso per abitudine o fretta, limita l’esposizione dei figli a nuovi sapori e nuovi stimoli. La letteratura clinica dimostra che presentare un nuovo alimento più volte, senza forzare, può richiedere anche 10-15 tentativi prima che il bambino lo accetti, un processo che riesce molto più facilmente se il genitore stesso mostra, a ogni tentativo, curiosità genuina verso quel cibo invece di limitarsi a proporlo. A volte anche il mondo adulto ha bisogno di aprirsi un po’ non solo alla consapevolezza di una sana alimentazione, ma anche ad adottare una modalità più serena, aperta e curiosa al cibo.
Ricettari, sperimentazioni o chiedere un supporto possono essere passi utili per cambiare anche la nostra visione, a volte un po’ limitata, di ciò che può essere il cibo e il mondo della nutrizione!
8. NON SONO STATUINE!
“Non sopporto che si muova sempre quando mangiamo”, “ogni scusa è buona per alzarsi da tavola”, “a volte giochiamo a tavola o guardiamo la TV, è l’unico modo per farla stare ferma” ecc.
Bambini e bambine piccoli faticano a restare sedut* a lungo perché il loro sistema di autoregolazione (attenzione sostenuta, controllo degli impulsi, tono muscolare e posturale) è ancora immaturo dal punto di vista neurologico (e ecco che torna il cervello!): la corteccia prefrontale, responsabile del controllo inibitorio, non è ancora totalmente formata!
Sgridare o arrabbiarsi perché un bambino non sta fermo quindi è come arrabbiarsi per qualcosa che il suo corpo e cervello non sono ancora in grado di fare!
Proviamo a trovare attività di scarico prima di mangiare, in modo da poter sostenere il momento del pasto con più facilità e, se serve, diamo dei piccoli compiti a tavola (versare l’acqua, passare i tovaglioli, servire il pane) o spazi per alzarsi, fare qualcosa e ritornare a tavola, in modo tale da scaricare un po’ di energie, sentirsi utile, coinvolto e soddisfare un po’ il bisogno di movimento. Valutare un supporto sensoriale, se dovesse servire, come un cuscino dinamico (wobble cushion) o permettere la possibilità di dondolarsi o muoversi leggermente sulla sedia, possono essere strategie di aiuto. Il bisogno di muoversi è un segnale fisiologico non una sfida o cattiva educazione. Ridimensionare le nostre aspettative aiuta a vivere il pasto con meno tensione, per tutta la famiglia. Ovvio non dobbiamo rincorrere persone con forchette in mano o nutrire mentre si gioca. Lo spazio del pasto è la tavola, quindi per mangiare è quello il posto indicato. Parlate con fermezza e calma, dite cosa vi aspettate, senza pretendere che si stia immobili per mezz’ora o un’ora. In caso vi trovaste in posti dove non è possibile alzarsi e andare a giocare, permettete piccole attività controllate durante una lunga cena e, magari, organizzate e concordate insieme questo momento prima di sedervi a tavola, decidendo cosa portare e cosa poter fare durante il pasto.
https://www.unavitasumisura.it/wp-content/uploads/2013/09/Nutrintake.pdf
https://www.stateofmind.it/2025/02/abitudini-alimentari-genitori-figli
https://www.istitutodanone.it/cibo-sviluppo-cervello-dei-bambini-sin-dal-concepimento
https://www.frontiersin.org/journals/psychology/articles/10.3389/fpsyg.2023.1269462/full
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK559155/
https://developingchild.harvard.edu/science/key-concepts/brain-architecture
























