NEWS E
ARTICOLI

SQUID GAME: 6 (s)punti di riflessione per parlarne con gli e le adolescenti.

“Noi stessi siamo il nostro peggior nemico. Nulla può distruggere l’Umanità ad eccezione dell’Umanità stessa.”

P. Teilhard De Chardin

Di Squid Game se ne sta parlando moltissimo e sono pienamente d’accordo con chi sostiene che sia una serie assolutamente non adatta ai bambini e alle bambine, quindi è opportuno fare in modo che ci sia un reale filtro a ciò che i bambini e le bambine possano o non possano vedere. Questo perché, alcune immagini, alcune storie, alcuni contenuti, sono troppo violenti, disumanizzanti e non sono metabolizzabili dal cervello ancora in formazione di un* bambin*.

Ho sempre sostenuto che si possa parlare di ogni cosa con persone di tutte le età,  e lo credo fermamente tuttora, ma occorre un linguaggio e delle immagini adeguate, delle modalità che prendano in considerazione le diverse fasi di sviluppo. 

In questo articolo però vorrei proporre alcuni (s)punti di riflessione, per insegnanti e famiglie, per discutere di questa serie con i più grandi, che di certo avranno bisogno ugualmente di qualcuno che argomenti con loro ciò che hanno visto, analizzando i significati sottesi alla serie. Ovviamente è interessante sempre partire da ciò che i ragazzi e le ragazze hanno percepito, quali sono i pensieri, cosa hanno compreso, quali messaggi secondo loro volevano essere trasmessi ecc, ma di certo questa sarà un’occasione preziosa per aprire orizzonti di pensiero e iniziare a discutere attivamente di ciò vivono e vedono.

Ecco quindi 6 piccoli (s)punti per riflettere insieme a ragazzi e ragazze su SQUID GAME (ce ne saranno molti altri ma questi sono i primissimi che mi sono venuti in mente a caldo, dopo aver visto la serie):

  1. IL DEBITO COME TRAPPOLA

I personaggi del gioco sono per la maggior parte persone in debito economico con la società, con usurai, con le banche, sono persone che nella vita hanno perso, hanno giocato o hanno investito denaro non loro, hanno creato debiti, hanno distrutto le loro relazioni affettive, sono persone che, per ripagare i debiti fatti hanno addirittura ceduto i loro diritti corporei. Quante volte alcune persone si mettono in situazioni che possono attivare un meccanismo simile, pensiamo al gioco, alle dipendenze, alla partecipazione a bande, alle situazioni in cui per ottenere quello che voglio mi rendo dipendente da altri e facendolo perdo l’unica cosa che mi contraddistingue come essere umano, la libertà di scelta, perché smetto, a tutti gli effetti, di poter scegliere. 

  1. IL VALORE DELLA SCELTA

La prima cosa che salta alla mente guardando la serie è che i protagonisti, dopo il primo gioco, dove hanno compreso la gravità di ciò che sarebbe accaduto, decidono di tornare, la metà (se si riflette bene) aveva già scelto che sarebbe voluta rimanere. Questo è un’interessante riflessione rispetto al valore della scelta personale, libera, anche se sicuramente condizionata da alcune situazioni di vita (vedi punto precedente) o dalla convinzione di non aver nulla da perdere, ma ci fa comprendere quanto, consapevolmente, ci si può trovare su strade che poi non ci permettono una via di uscita o, se la via di uscita c’è, è davvero dura o lascia strascichi pesanti (pensiamo che nel “gioco” sono morti quasi tutti i protagonisti). Ogni persona quando intraprende una strada pensa di farlo con consapevolezza e in sottofondo, siamo convinti che “tanto a me”, “tanto io” ecc. 

A volte per alcune situazioni il passo dalla scelta alla non scelta diventa molto breve. Ogni scelta ha delle conseguenze, ed esserne consapevoli, a volte, può aiutare a tirarsi indietro in tempo. Chi ha deciso di non partecipare più al “gioco”, ad esempio, non lo rivediamo nella serie, ma sappiamo quale fine non ha fatto. 

  1. IL POTERE DEL DENARO e L’EGOCENTRISMO

Nella serie il denaro è motore di tutto, anche della vita e della morte. Questo tema mi preoccupa molto. Lavorando con i ragazzini e le ragazzine, spesso sento: “così guadagno soldi”, “così divento ricco”, “così compro quello che voglio”. Il potere del denaro come meta da raggiungere, come ambizione di vita, il denaro facile, a prescindere da quello che comporta, mi spaventa. Spesso molti ragazzi e ragazze si infilano in situazioni di spaccio, prostituzione, esibizione di sé, gioco… per ottenere denaro facile, veloce. Per molti il denaro è l’obiettivo che vale tutto.

In questa visione non c’è spazio per la comunità, per la morale, l’impegno, il valore del fine del proprio agire ma solo per quello che io posso guadagnare, anche a scapito del mio stesso benessere e di quello degli altri. Questa smania del possesso avviene perché si perde di vista, a mio avviso, ciò che ci sta attorno, cerco di soddisfare, in una spinta egoriferita, i miei bisogni senza considerare il mondo attorno a me. Questa idolatria del denaro, della ricchezza, del mio benessere esclusivo, credo vada smontata poco alla volta, per ricalibrare e rifocalizzare le reali priorità della vita, come la vita stessa, il far parte di una società collaborante, sana, rispettosa e lungimirante. 

  1. LA SCONFITTA COME VITTORIA 

Questo “gioco” mortale può ricordare tutte quelle situazioni in cui il filo tra la vita e la morte, la vittoria e la sconfitta è sottile, dove basta un passo falso, stupido, insensato, per perdere qualsiasi cosa sia stata messa in gioco. Ma anche chi vince, e la serie lo mostra, non è un vincitore, è un sopravvissuto, la cui esperienza lo condiziona, la vita non migliora, si aggiunge però più dolore, potente e profondo.  Perdono tuttɜ in questo “gioco”, nessuno vince realmente. 

  1. LA DIS-UMANITÀ e la DIS-UMANIZZAZIONE

Le persone smettono di essere persone, diventano numeri o cose, molti, per vincere, sono disposti a rompere patti di sangue, relazioni, accordi, si diventa violenti, anche gratuitamente. La banalità del male diventa regola, entra a far parte del gioco, gli altri, spesso, restano a guardare. Quando iniziamo ad accettare la banalità del male, diventa possibile ogni cosa, anche la peggiore. 

Il rischio di assuefarsi alla violenza, anche nella società attuale, è estremamente pericoloso e forte. Se ci assuefiamo alla violenza, alla sua possibilità, smettiamo di scandalizzarci del fatto che accada. Ma non dobbiamo mai smettere di scandalizzarci della violenza, degli abusi, dei soprusi, degli assassini, del dolore, delle guerre, non dobbiamo mai permettere di rendere “normale” qualcosa che “normale” non è e non deve esserlo. 

  1. IL PARALLELO CON LA POLITICA

La parte finale sembrava raccontare un parallelismo fortissimo con la politica. Potenti senza volto che decidono, “giocano” e poi guardano gli altri farsi la guerra. Quante volte ci focalizziamo sulle persone che combattono tra loro, poveri tra i poveri, vittime tra le vittime e, non vediamo chi, per potere, soldi (sempre quelli) li mette in quella condizione. Non bisogna mai smettere di cercare quello che sta dietro, i perché, i chi, i come di ciò che accade. Spesso dietro alcune realtà ci sono scelte molto più strutturate di quanto si possa immaginare. Quante scelte politiche, economiche, di conquista, muovono le fila di chi poi subisce le ripercussioni di quelle scelte. Non accontentarsi di ciò che si vede e andare alla ricerca delle cause è sicuramente un primo passo per avere sguardi più completi e complessi.

So che probabilmente ci sarà ancora moltissimo da dire e alcuni punti possono essere nuovamente rivisiti e ripensati. Ma questo vuole essere solo un inizio per aprire la discussione. Buone riflessioni!

Da che parte stare? Riflessioni umane.

“Mica possiamo aiutarli tutti”, “abbiamo già i nostri problemi”, “ma io non ce l’ho con chi viene a lavorare”, “rubano il lavoro”, “potevano stare a casa loro”, “portano malattie”, “io non sono razzista ma..”, “è colpa dei buonisti”, “è colpa dei taxi del mare”, “se si smette di salvarli smetteranno di partire”, “è finita la pacchia”, ….. potrei andare avanti per ore riempiendomi la bocca con tutte le banalità che ascolto e leggo continuamente. 

Eppure “Ama il prossimo tuo come te stesso” o “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” dovrebbero essere principi non solo cristiani ma ancora più antichi e profondi nell’umanità. 

Forse si sono dimenticati di dire che il prossimo deve essere molto vicino, bianco, benestante, di una regione o città particolare, del tuo stesso orientamento sessuale e del tuo credo, altrimenti merita di morire tra i peggiori dolori, umiliato, deprivato, abbandonato e derubato.

Ecco, in questa giornata che ricorda il riconoscimento dello status di rifugiato avvenuta nel 1951, vorrei dire che dopo 70 anni abbiamo un enorme problema di ETICA e MORALE. 

Nonostante anni e anni di storia e di storie, ancora non abbiamo capito che se diamo spazio agli egoismi personali non ci si salva.

Siamo esseri sociali, viviamo di reti, viviamo di migrazioni, di scoperte, di condivisioni, di contaminazioni e se non accade si diventa sterili, in tutti i senti. Nonostante questo, continuiamo a sentire frasi simili con soggetti diversi, gli Italiani (ma sono stati anche i settentrionali) attaccati dai terroni, poi gli albanesi, i rumeni, gli slavi, poi gli africani e così via, c’è sempre qualcuno da odiare di più, c’è sempre qualcosa che ci porta a differenziarci dagli altri e non nel contenuto ovvio di diversità umana ma con l’inutile presunzione di essere migliori, di creare un noi non specifico e un loro ancora meno specifico, nebbie, identità confuse.

Continuiamo a creare sottogruppi senza comprendere quanto sia ridicolo questo gioco all’etichettatura semplificata e questa modalità di pensiero, accompagnata da una scarsità di empatia, educazione civica e rispetto aggiunge un ulteriore problema ai due precedentemente citati: abbiamo un problema di ETICA, di MORALE e di VIOLENZA.

Non parlerò del medico fiscale di Chioggia aggredito durante un controllo da un fannullone violento, di quelli che i soldi allo stato li rubano per davvero, supportati da un vicinato altrettanto complice e abbietto, non parlerò del giovane ragazzo della Guinea, massacrato in pieno giorno da un branco di omuncoli, vittima di innumerevoli ingiustizie, personali, culturali, di sistema, statali, progettuali e vittima di uno stato che non ha saputo fornirgli il supporto necessario al suo arrivo e dopo l’atroce e gratuita violenza subita (per guardarlo in faccia e capire un pochino di più https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/30/moussa-balde-storia-di-un-ragazzo-e-dei-diritti-negati-pestato-e-abbandonato-era-diventato-lombra-di-se-stesso-indotto-a-togliersi-la-vita/?fbclid=IwAR2vebH0A4q9I8x87fltIkCR1aN2H9KpexvzFOef-0hICU6CPbkIc5Qci64 ).

Non parlerò delle migliaia di vite che si spengono in mare, nel deserto, nei campi di detenzione, dietro confini immaginari, dietro violenze rese legali o della cui illegalità ci interessa poco. Non parlerò di tutti i corpi di bambini e bambine, uomini e donne, ritrovati sulle spiagge che continuano a non destare l’adeguato scandalo https://fb.watch/69FAxpbKvf/, non parlerò delle centinaia e centinaia di persone rimandate in Libia, dove, sappiamo con certezza, verranno nuovamente stuprate, torturate, minacciate, vendute, uccise. Come se durante il nazismo, tutte le persone in fuga dai campi di concentramento, fossero state consapevolmente riportate ai loro aguzzini, follia, eppure oggi è realtà.

Non parlo di un sistema che in ogni modo ti rende illegale e pertanto non ti permette di trovare lavorare o una casa, non parlo di un sistema che invece di creare opportunità crea a tutti gli effetti ghetti disumani (#nocpr) che non permettono nessun tipo di integrazione o prospettiva. Non parlerò di tutto questo perché sono piccolissimi esempi di ciò che quotidianamente accade sotto i nostri occhi.  

Parlerò però di quello che si può fare, non rimanere indifferenti ad esempio, essere comunità educante, lottare contro l’ignoranza e l’ipocrisia, rieducare all’empatia, alla condivisione di intenti, alla valore della morale. 

Provare realmente a metterci nei panni altrui, a immaginare (anche se mai riusciremo a farlo davvero) i migliaia di motivi che possono portare una persona a lasciare tutto e mettersi in cammino verso un futuro incerto, un sogno, un bisogno, una necessità e realizzare cosa davvero sia questo percorso, che purtroppo, molto spesso, ha un finale terribile. Per noi è facile tutto, otteniamo i visti per andare dove ci pare, siamo liberi di muoverci quando e come vogliamo, per altri, questa possibilità, è solo un miraggio.

Il punto è che siamo Razzisti, anzi siamo Altristi, visto che le razze non esistono e a noi ci stanno antipatiche le persone un po’ a caso, senza nemmeno sapere chi sono veramente. Forse dobbiamo solo iniziare a conoscerle queste persone, a smettere di urlare odio di fronte alla sofferenza altrui.

Sono molto amareggiata da queste dinamiche, da queste derive umane. Credo che ognuno debba potersi sentire a casa in qualche luogo protetto, dove poter realizzare il proprio futuro, insieme alle persone che lo circondano, a prescindere dal loro luogo di provenienza. Credo nella convivenza delle differenze. Credo che si debba RESTARE UMANI, sempre, nonostante tutto.

PEDAGOGIA IN ETÀ ADULTA. Quando può servire e perché!

“La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario”.

A. Einstein

“Sei una pedagogista?? Allora lavori con i bambini!” 

Ecco una frase che mi sento dire spesso. La risposta è ma c’è MOLTO ALTRO, lavoro con i bambini certo, ma soprattutto lavoro con le loro famiglie, con insegnanti ed educatorɜ, con persone adulte e adolescenti, con professionistɜ del settore educativo e non solo. Insomma lavoro con le persone, perché ogni persona può aver bisogno, in un dato momento, di un supporto per rinforzare le capacità di analisi rispetto alle proprie dinamiche comportamentali e cognitive, per identificare bisogni e risorse e, favorire una maggiore consapevolezza. 

L’evoluzione ci insegna che il cambiamento è una costante della vita, ma occorre sapersi adattare e modificare per sopravvivere e, per questo, abbiamo un’innata capacità di autoeducarci, di modificare il nostro agire in base alle vicissitudini della vita e dell’ambiente. Siamo esseri resilienti, o comunque possiamo diventarlo di più, possedendo in noi infinite potenzialità di essere.

Negli ultimi anni quando si parla di educazione degli adulti spesso ci si riferisce all’acquisizione di skills professionali, a me però interessa il valore che la pedagogia apporta all’interno della crescita continua, la sua capacità di leggere la realtà nella complessità, aprendo orizzonti e promuovendo nuove possibilità. 

La pedagogia è scienza metabletica (J. H. van den Berg, Metabletica of leer der veranderingen, 1956) ovvero scienza del cambiamento, perché sviluppa la capacità di ricostruirsi e reinventarsi, per questo, può essere un valido supporto in momenti di transizione, insofferenza e difficoltà o per affrontare quelle sfide, fuori o dentro di noi,  che spesso ci paralizzano. 

A. M. Mariani afferma che l’educazione degli adulti propone “un allargamento delle risorse cui attingere (…) affinché l’adulto possa rinascere più volte, coinvolgendo identità personale e professionale, stili di vita e rapporti interpersonali nella paradossale, ma non insensata, capacità di modificare il proprio passato, oltre che di dirigere il presente e d’incidere sul proprio futuro” (A.M. Mariani, M. Santerini, Educazione Adulta. Manuale per una formazione permanente, 2002).

Ecco, credo che queste parole racchiudano un po’ il centro del lavoro pedagogico con le persone adulte, qualcosa di infinitamente arricchente non solo per la persona che compie questa profonda trasformazione, ma anche per tutte le persone che la circondano.

Quando non si sta bene ci sono due possibilità, rimanere dove si sta o trovare la forza per compiere i passi che servono per dirigerci verso qualcosa di diverso.  A noi sta la scelta.

Per capire in quali contesti può servire una consulenza pedagogica con gli adulti rimando a https://www.sarabalducci.it/second/cosa-faccio/

Buone trasformazioni!

04 settembre – GIORNATA MONDIALE del BENESSERE SESSUALE

Nel 2010 è stata istituita una giornata dedicata al BENESSERE SESSUALE con lo scopo di divulgare una visione positiva e rispettosa della sessualità e delle relazioni fisiche, ma anche per fornire informazioni, parlare di rispetto, malattie, buone prassi e libertà.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2002, definisce la salute sessuale “come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale (…) che richiede un approccio rispettoso, nonché la possibilità di avere esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da ogni coercizione, discriminazione e violenza. Per raggiungere e mantenere la salute sessuale, i diritti sessuali di OGNI ESSERE UMANO devono essere rispettati, protetti e soddisfatti.”

Quindi non è solo necessario promuovere una giornata per il benessere sessuale ma urgente, perché ancora troppe volte permangono pregiudizi e preconcetti nei confronti della sessualità, ancora troppi sono i tabù, troppe sono le violenze sessuali, troppi i comportamenti rischiosi, troppa la disinformazione, troppa la mancanza di rispetto all’interno delle relazioni e troppo poca la consapevolezza.

Spesso non è solo una questione di età, non sono solo i giovani e le giovani a compiere atteggiamenti preoccupanti, in molti casi sono anche le persone adulte a perpetuare dinamiche disfunzionali e poco rispettose relative alla sessualità.In Italia l’età media del primo rapporto sessuale avviene a circa 15 anni.

Leggi tutto »04 settembre – GIORNATA MONDIALE del BENESSERE SESSUALE

LIBER* SEMPRE, LIBER* TUTT*

“Capii che per migliorare il mondo bisognava esserci”.

Tina Anselmi

Ho maturato un profondo desiderio di giustizia con il tempo. Non credo di esserci nata, perché in effetti, nei primi anni di vita, ho cercato sempre di imbrogliare mio fratello riuscendo a mangiare più crema al mascarpone di lui o convincendo mia madre che mettendo il collirio non vedevo e quindi non potevo fare i compiti per un po’. Il senso di giustizia è maturato con gli anni, man mano che mi rendevo conto che alcune persone non avevano le stesse possibilità delle altre, ogni volta che empatizzavo per il dolore altrui, ogni volta che un film, un documentario o una storia mi mostrava ciò che non avevo vissuto in prima persona e imparavo qualcosa che non sapevo. 

Il desiderio di giustizia non rimane quieto, non può, perché è urgente, fa male, ribolle nelle vene, si aggrappa alla gola quando capisci che per alcune persone giustizia ed equità, sono solo parole vuote. 

Stimo con amore e gratitudine chi ha trascorso la propria vita per rendere questo mondo un posto migliore, chi ha lottato contro il fascismo, il nazismo, il razzismo, la mafia, la violenza, l’ignoranza, il clientelismo, gli “aumma aumma”, i “vabbè tanto fanno tutti così”, i “fatti i fatti tuoi che campi cent’anni”; guardo con orgoglio tutti quelli che sono stati ribelli di un sistema corrotto, quelli che pur di dire la verità e fare giustizia ci hanno rimesso la vita o parte di essa. 

un progetto di arte pubblica di CHEAP con Testi Manifesti Michele Lapini photography

Ho sempre provato repulsione, fastidio e a volte dispiacere per quelli che sopprimono le libertà altrui, dittatori, passati e odierni, urlatori di banalità che si riempiono la bacheca di cagnolini e gattini, ma farebbero affogare in mare barconi stipati di uomini, donne, bambini e bambine per il solo fatto che sono Altri. Non importa chi, non sono identificati, non li conoscono, non ne conoscono il nome, il modo di fare, le intenzioni, i sogni, le storie, nulla, davvero nulla, ma per il solo fatto di esistere e di desiderare una vita migliore, meritano di morire. 

Ho sempre faticato a comprendere chi si opponeva alle possibilità di Altri, una cittadinanza per un bambino nato e vissuto nel mio paese, un matrimonio tra uomini o donne che si amano, la possibilità di adottare se posso farlo con amore e coscienza, a prescindere da chi dorme con me o se non ho una moglie o un marito. L’opposizione pura e semplice alla possibilità che Altri siano felici. Non importa se il proprio matrimonio è felice o devastato da tradimenti e menzogne, non importa se hanno o non hanno figli e non importa come li hanno cresciuti, non importa se sono violenti o amorevoli, importa solo il fatto che io posso avere una famiglia e non voglio che tu la abbia. Per altro, di solito, sono le stesse persone che se una donna non vuole un figlio o un marito, pare comunque un problema o qualcosa di strano. 

Provo un’enorme rabbia per chi pur vivendo dignitosamente, con una casa che protegge, del cibo sulla tavola, delle persone amorevoli attorno, appena si parla di supportare una persona senza casa, una famiglia vicino, senza denaro e senza sostegno, si nascondono dietro al “PRIMA GLI ITALIANI” o “PRIMA I NOSTRI PROBLEMI” come se i miei problemi fossero la causa dei tuoi, quando invece i tuoi problemi spesso derivano dalle azioni di ricchi e potenti e non poveri e nullatenenti, come una smisurata evasione fiscale, magheggi, conti all’estero, aumma aumma, “fai un favore a me che io ne faccio uno a te”, “vota per me che poi ti faccio costruire una casa a picco sul mare”, tangenti, mafia, corruzione, ecc. 

Il punto è che se invece di chiuderci in casa, alzando muri e urlando la nostra frustrazione, la aprissimo, ci incontrassimo e parlassimo di quello che ci turba forse potremmo superarlo insieme, nonostante i problemi di ognuno.

Perché in secoli di storia e anni dove ci dichiariamo scandalizzati che “MAI PIU’ L’OLOCAUSTO”, “MAI PIU’ IL NAZISMO”, “CHE SIAMO TUTTI FRATELLI”, “MA COM’E’ POTUTO ACCADERE”, “BUON NATALE E BUONA PASQUA” tutti i meccanismi mentali che hanno portato alla persecuzione di ebrei, omosessuali, persone con disabilità, dissidenti politici, sinti, testimoni di Geova, nativi americani, armeni … sono gli stessi che ancora oggi ci permettono di sapere che migliaia di persone stanno morendo in nuovi campi di prigionia, su rotte marittime o terrestri, dietro a muri di cemento o culturali e noi non facciamo nulla e permettiamo che tutto ciò, e tanto altro, accada ogni giorno.

E ogni bel pensiero svanisce appena una tonalità di pantone si fa più scura, se si viene dall’est, ma anche dal sud, per non parlare del nord ma anche da occidente! Insomma, c’è sempre qualcuno che non ci va bene, e non perché ci abbia fatto qualcosa di male, non lo conosciamo neppure, ma sappiamo che è diverso, quindi, per noi, peggiore. Pare che tutte le informazioni rispetto alla diversità che arricchisce, la cultura che si nutre di contaminazioni, o al contrario, di quanto sia sterile e poco produttivo star sempre tra simili, non siano arrivate. 

Il principio di giustizia, secondo me, si può indicare rispetto a quanto la vita di alcune persone impedisce, ostacola o degrada la vita di altre persone. La mancanza di libertà può essere un metro di giudizio. Ma se il mio vivere non influenza il tuo vivere perché mai dovrei essere attaccata per quella che sono.  

“Libere sempre”: il video-omaggio alle partigiane.
Ideato e prodotto dal Coordinamento donne ANPI

Ho sempre amato il 25 aprile. Ho sempre amato i video, le interviste, le ricostruzioni, le commemorazioni, le manifestazioni colorate, le camminate dove incontrarsi e abbracciarsi. Dove si ricorda chi non c’è più, dove ci si promette che saremo capaci di costruire un mondo migliore.. ogni anno, nonostante tutto. Ma ogni anno, non basta mai. Perché il cambiamento si fa ogni giorno, in ogni momento e occorre essere tanti, perché se si è pochi, l’indifferenza vince, e se vince lei … perdiamo tutti! 

LIBERǝ SEMPRE, LIBERǝ TUTTǝ!! Buon 25 aprile ogni giorno!

27 gennaio 2021. Serve ancora Ricordare.

GIORNATA DELLA MEMORIA

“Ricordare è un dovere: essi non vogliono dimenticare, e soprattutto non vogliono che il mondo dimentichi, perché hanno capito che la loro esperienza non è stata priva di senso, e che i Lager non sono stati un incidente, un imprevisto della Storia.” P. Levi

Il 27 gennaio 1945 i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz vennero abbattuti e circa 9.000 prigionieri furono liberati dall’esercito sovietico. Questa data rimane simbolo della fine di orrori, tra i più atroci della storia, un’eliminazione sistematica da parte dei nazisti di milioni e milioni di persone: ebrei, rom, slavi (polacchi, russi..), omosessuali, persone con disabilità, dissidenti politici e religiosi, testimoni di Geova, persone definite asociali (come le prostitute, i senzatetto, alcolisti, tossicodipendenti, mendicanti..). 

Leggi tutto »27 gennaio 2021. Serve ancora Ricordare.

Intelligenza Emotiva: cos’è e perché se ne parla tanto!!

Oggi vorrei parlarvi di Intelligenza Emotiva e spiegare brevemente cos’è e perché se ne parla così tanto.

Prima di tutto proviamo a trovare una definizione semplice, che riassume ciò che è stato detto negli anni dai diversi studiosi, in poche parole l‘intelligenza emotiva implica la conoscenza delle proprie e altrui emozioni, coinvolge l’abilità di percepirle, valutarle, gestirle, regolarle ed esprimerle, per affrontare le diverse situazioni che si manifestano durante la vita. 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay 
Leggi tutto »Intelligenza Emotiva: cos’è e perché se ne parla tanto!!

Educazione e Intelligenza Emotiva: 6 (s)punti per incrementarla

Se nello scorso articolo abbiamo spiegato cos’è l’Intelligenza Emotiva e perché è tanto importante parlarne (qui il link https://www.sarabalducci.it/second/2021/01/14/intelligenza-emotiva-cose-e-perche-se-ne-parla-tanto/ ) ora vediamo come è possibile incrementare questo tipo di intelligenza attraverso 6 piccoli (s)punti.  

Foto di Thanks for your Like • donations welcome da Pixabay 
  1. NOMINARE LE EMOZIONI! E’ importante fin dalla tenera età nominare e conoscere le diverse emozioni. Cerchiamo di non limitarci a dire “sto bene”, “sto male”, “sono triste o felice”, pian piano, con la crescita, andiamo ad approfondire le diverse sfumature emotive che si possono provare. Ad esempio possiamo sperimentare malinconia, paura, nostalgia, solitudine, apatia, noia, senso di colpa, entusiasmo, euforia, desiderio, rabbia, appagamento, soddisfazione e tante altre emozioni! Come ho spiegato nel video e nell’articolo IL VALORE DELLE PAROLE (qui il link https://www.sarabalducci.it/second/2020/04/10/il-valore-delle-parole ), anche saper nominare le emozioni, conoscerle, permetterà a bambini e bambine nonché futuri adulti, di capire cosa accade nel loro mondo interiore e poterne quindi prendere atto. Da non sottovalutare, inoltre, è la diversa intensità delle emozioni, ad esempio, prima di provare un’emozione fortissima come una rabbia accecante, ci saranno altre emozioni precedenti, come l’irritazione, la gelosia, la frustrazione e, a volte, saper gestire i segnali delle nostre emozioni di minore intensità, ci potrà aiutare ad anticipare situazioni più faticose, come un’azione violenza o un’atteggiamento furioso.
Leggi tutto »Educazione e Intelligenza Emotiva: 6 (s)punti per incrementarla

Intelligenza Emotiva: Libri (e non solo) utili per comprendere e riflettere.

Abbiamo parlato un po’ di Intelligenza Emotiva in questi articoli

https://www.sarabalducci.it/second/2021/01/14/intelligenza-emotiva-cose-e-perche-se-ne-parla-tanto/

https://www.sarabalducci.it/second/2021/01/14/educazione-e-intelligenza-emotiva-6-spunti-per-incrementarla/

Ora ecco a voi alcuni libri, giochi o attività per provare ad incrementarla, sia per i più piccoli e piccole, ma anche per operatori ed operatrici del sociale, genitori, consulenti ed insegnanti.

Foto di Marek Studzinski da Pixabay

Il mio primo libro delle emozioni – C. Piroddi, A. Baruzzi. Un libro molto semplice indicato per bambini e bambine di 2-4 anni per approcciarsi in modo molto semplice alle emozioni primarie

Leggi tutto »Intelligenza Emotiva: Libri (e non solo) utili per comprendere e riflettere.

Il fenomeno delle migrazioni, le storie di chi accoglie e le storie di chi parte.

Mi sono laureata in triennale con un indirizzo interculturale, poiché la possibilità di convivere pacificamente in un mondo pieno di persone provenienti da tutto il mondo è per me, da sempre, l’immagine più alta di evoluzione umana.

Ai tempi avevo fatto la mia tesi sul VOLTO DELL’ALTRO IN EMMANUEL LEVINAS e mi sono ritrovata immersa, per lunghi mesi, in un ragionamento meraviglioso rispetto all’alterità dell’Altro, di cosa rappresenta e di quanto l’Altro mi guarda e mi ri-guarda. Il senso di responsabilità verso qualsiasi Altro, verso l’umanità dell’Altro, dovrebbe essere, a mio avviso, la base di ogni principio di civiltà.

Non mi dilungherò oggi su questo aspetto ma vi propongo alcuni libri per capire un po’ di ciò che accade oltre e all’interno dei nostri confini, un viaggio tra le storie, le persone, i paesi, le difficoltà, i dolori, le speranze, l’umanità.

Per chi ha dubbi, per chi non ha più voglia di credere ai luoghi comuni, per chi ha voglia di iniziare a guardare ogni Altro come parte di sé, per chi vuole provare a conoscere invece di giudicare, ascoltare invece di parlare, capire invece di arroccarsi dietro le proprie piccole certezze e convinzioni.. Buona lettura, Buona Umanità.

Sculture dell’artista britannico Jason deCaires Taylor.
Leggi tutto »Il fenomeno delle migrazioni, le storie di chi accoglie e le storie di chi parte.

5 COSE CHE STIAMO INSEGNANDO DIETRO AD UN “SEMPLICE” CLICK.

 

COME L’EDUCAZIONE PASSA ANCHE ATTRAVERSO LE NOSTRE AZIONI IN RETE. 

“Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”

La regola d’oro tramandata e riscritta in forme differenti dal 2000 a.C circa ad oggi.

Le dinamiche che vengono innescate online sono spesso, per me, fonte di riflessione e lavoro, soprattutto con gli adolescenti e preadolescenti. Ultimamente però è dagli adulti che ricevo input preoccupanti, perché, a prescindere dal fatto che siano genitori o meno, vedo dilagare in contesti anche differenti modalità comunicative cariche di odio e rabbia. Vorrei quindi riflettere su 5 azioni che si fanno online sulle quali è importante acquisire maggiore consapevolezza, per migliorare le nostre relazioni e modalità educative.

Leggi tutto »5 COSE CHE STIAMO INSEGNANDO DIETRO AD UN “SEMPLICE” CLICK.

ADOLESCENZA: “MANUALI” PER GENITORI STANCHI!

“Mi fa impazzire”, “non la riconosco più”, “esci da quel corpo!!”, “perché non riesco più a capire i miei figli?”, moltissime volte i genitori di figli e figlie adolescenti si sentono in scacco, alcuni comportamenti, che durante l’infanzia erano riusciti in qualche modo a gestire, con l’adolescenza sembrano incontrollabili ed esplosivi.

Qui sotto vi lascio il video e i link dei tre video sull’adolescenza fatti di recente, potete trovare qualche informazione utile e un po’ di consigli pratici!

ADOLESCENZA: TRA CONFLITTI E POSSIBILITA' - 5 (s)punti per capire https://www.youtube.com/watch?v=tCse1cgKxeg  

ADOLESCENZA: TRA CONFLITTI E POSSIBILITA' - SOS RABBIA - 5 (s)punti  https://www.youtube.com/watch?v=AkhfYu4kbnU

In questo articolo invece vi elenco alcuni libri da poter usare per riflettere sull’agire educativo e rispetto alcune difficoltà che si presentano con figli e figlie adolescenti e pre-adolescenti. Prima di elencare i diversi libri premetto che non amo l’uso del maschile generico, come ho usato nel titolo e spesso si trova in questi testi, ma spero che presto una soluzione per colmare questa falla della scrittura possa essere trovata. Ulteriore appunto è che purtroppo non ho trovato nulla ad uso e consumo dei genitori, con taglio prettamente pedagogico. Molto materiale, a mio avviso profondamente interessante, mi sembra più adatto agli addetti ai lavori o alle persone che hanno voglia di fare riflessioni più composite, rischiando però, in un momento di difficoltà e necessità, di risultare forse un po’ troppo verboso. Amo la semplicità ma amo anche la complessità, nel senso etimologico del termine, che implica l’annodare, la rete, il tessuto, che non si può sciogliere se non perdendo la visione d’insieme. La complessità, a mio avviso, è arricchente, perché non si abbandona alle facili semplificazioni, mentre le cose complicate di certo lo sono meno!! Ampliare lo sguardo è spesso una grandissima risorsa, ma magari ne parleremo un’altra volta.

Detto questo, ecco a voi 5 libri per poter affrontate diverse tematiche legate all’adolescenza, dalla più semplici alle più faticose, in modo piuttosto semplice, con consigli pratici e informazioni dettagliate!

Leggi tutto »ADOLESCENZA: “MANUALI” PER GENITORI STANCHI!

Il valore delle parole

“Le parole sono finestre (oppure muri)”.

Marshall B. Rosenberg

In un’epoca dove i social hanno tolto la necessità di rispondere delle proprie parole, dove ognuno si sente libero di scrivere tutto ciò che gli passa per la mente, non importa se fasullo, offensivo o discriminatorio, pare sempre più urgente fare un pensiero rispetto al valore delle parole e, in questo caso, approfondire il loro ruolo all’interno della relazione educativa.

Le parole hanno un enorme valore, poiché ci mettono in relazione con il mondo, forniscono significato a ciò che viviamo e proviamo, aiutandoci a definire pensieri, azioni ed emozioni.

Grazie alle parole possiamo descrivere i nostri desideri, i nostri bisogni e le nostre ragioni, proprio per questo è importante imparare a farlo con un linguaggio positivo, non volgare e non giudicante. Insegneremo così a bambini e bambine il rispetto per loro stessi e per gli altri, insegneremo ad affrontare, in maniera costruttiva, le proprie e altrui fragilità e diversità.

Non giudichiamo le persone ma le azioni! Non bisogna dire a un bambino o ad una bambina, sei stupido, sei una pasticciona, non sei capace ma piuttosto questa cosa è sbagliata o questa azione non si fa. Se definiamo la persona come stupida, incapace e sbagliata stiamo toccando la sua individualità, non le azioni che sta compiendo e questo, lederà la sua autostima, facendo emergere rabbia e tristezza. 

Leggi tutto »Il valore delle parole

SESSO E ADOLESCENZA

Se parlare con i bambini rispetto ai temi della sessualità è una cosa che ci crea qualche difficoltà (non vi preoccupate potete trovare qui il link dove ve ne parlo https://www.sarabalducci.it/second/2019/04/22/ma-come-gliene-parlo/  ) quando occorre approfondire la questione con figli e figlie adolescenti un brivido percorre la schiena, perché ci si rende conto che le nostre care fanciulle e i nostri cari fanciulli potrebbero, da un momento all’altro, trovarsi faccia a faccia con le loro prime esperienze sessuali! Come fare? Spoiler: barricarli in casa non è una soluzione!

Quindi fate un respiro e affrontiamo la realtà: i vostri figli e le vostre figlie crescono e dobbiamo permettere loro di diventare individui consapevoli.

Ho conosciuto moltissimi ragazzi e moltissime ragazze nel mio lavoro e, moltissime volte mi sono trovata di fronte al dolore, alla paura, alla curiosità, ai traumi, a desideri legati alla sessualità. Ho sempre cercato di cogliere tutti i vissuti, ognuno legittimo e profondo, ho sempre cercato di rispondere alle loro domande dove c’erano, dare supporto dove serviva e sostenerl* nel gestirne le conseguenze, dove occorreva.

Ci sono due cose essenziali che come adulti possiamo fare: DECOSTRUIRE un mondo fatto di stereotipi sessuali, violenza, mancanza di rispetto e possessione, rendendoci consapevoli dei messaggi che veicoliamo, e INFORMARE. Giovani preparati e consapevoli assumono, in percentuale, atteggiamenti meno rischiosi per sé e per gli altri.

ECCO QUINDI 5 (S)PUNTI PER AFFRONTARE IL TEMA DELLA SESSUALITA’ CON GLI E LE ADOLESCENTI!

Leggi tutto »SESSO E ADOLESCENZA

Ma come gliene parlo?! Come parlare a bambini e bambine di sessualità e affettività.

Alcuni temi ci mettono in scacco, la sessualità è uno di questi, soprattutto se occorre parlarne con i più piccoli. Per fornirvi qualche supporto in più ho pubblicato, sul sito Mamme Acrobate, qualche consiglio per affrontare con i più piccoli il tema della sessualità.

I bambini e le bambine sono una fonte inesauribile di domande e curiosità, ed è un bene che lo siano! Ma se siamo sempre pronti a rispondere rispetto ad ogni argomento, con grande fierezza quando siamo ben preparati, davanti ad una tematica specifica il corpo si irrigidisce e negli occhi si legge il terrore: la sessualità!

Come gliene parlo ora? Cosa può o non deve sapere mio figlio o mia figlia? Beh, in realtà non bisogna nascondere nulla rispetto alle tematiche relative alla sessualità e all’affettività, vanno semplicemente usati dei termini semplici senza raccontare bugie o invenzioni.

Quindi ecco a voi 6 (s)punti utili per affrontare il tema della sessualità e dell’affettività con i bambini.

Leggi tutto »Ma come gliene parlo?! Come parlare a bambini e bambine di sessualità e affettività.

LIBRI PER IMPARARE … I TEMI della SESSUALITA’ e AFFETTIVITA’

Dai 2 ai 10 anni!

I bambini e le bambine sono una fonte inesauribile di domande e curiosità, ed è un bene che lo siano! Ma se siamo sempre pronti a rispondere rispetto ad ogni argomento, con grande fierezza quando siamo ben preparati, davanti ad una tematica specifica il corpo si irrigidisce e negli occhi si legge il terrore: la sessualità!

Qui vi rimando ad un piccolo articolo con qualche spunto per affrontare il tema con i più piccoli https://www.sarabalducci.it/second/2019/04/22/ma-come-gliene-parlo/

Mentre qui sotto trovate alcuni libri utili per approfondire l’argomento e avere immagini, spiegazioni e supporti per rispondere ad ogni domanda. Buona lettura!!

Premettendo che l’età indicata è consigliata, non vuol dire che vada bene per tutti i bambini e le bambine di quell’età. Ogni persona è differente e per ognuna occorre trovare il libro che più sembra idoneo e indicato. Non è detto che per un bambino di 7 anni non sia indicato un libro per bambini di 9 o per una bambina di 10 non sia indicato un libro per ragazzine di 7. Insomma potete dare un occhio ai diversi libri e capire cosa fa al caso vostro!

Premettendo che l’età indicata è consigliata, non vuol dire che vada bene per tutti i bambini e le bambine di quell’età. Ogni persona è differente e per ognuna occorre trovare il libro che più sembra idoneo e indicato. Non è detto che per un ragazzino di 11 anni non sia indicato un libro per bambini di 9 o per una bambina di 10 non sia indicato un libro per ragazzine di 12. Insomma potete dare un occhio ai diversi libri e capire cosa fa al caso vostro!

Leggi tutto »LIBRI PER IMPARARE … I TEMI della SESSUALITA’ e AFFETTIVITA’

LIBRI PER AFFRONTARE .. Il tema della SESSUALITA’ con gli e le ADOLESCENTI!

Se qui https://www.sarabalducci.it/second/2019/05/07/sesso-e-adolescenza/ abbiamo parlato di come affrontare con ragazzi e ragazze il tema della sessualità, qui sotto troviamo alcuni libri utili per aiutarci a sostenerli in questa meravigliosa scoperta!!

Premettendo che l’età indicata è consigliata, non vuol dire che vada bene per tutti i ragazzi e le ragazze di quell’età. Ogni persona è differente e per ognuna occorre trovare il libro che più sembra idoneo e indicato. Non è detto che per un ragazzino di 11 anni non sia indicato un libro per bambini di 9 o per una bambina di 10 non sia indicato un libro per ragazzine di 12. Insomma potete dare un occhio ai diversi libri e capire cosa fa al caso vostro! Inoltre per gli 11+ potrebbe essere utile qualche libro, indicato per età inferiori, che potrebbe spiegare alcune questioni di base. La conoscenza non è mai troppa!

Leggi tutto »LIBRI PER AFFRONTARE .. Il tema della SESSUALITA’ con gli e le ADOLESCENTI!

Sessualità e Disabilità – Ascolta il Podcast

L’affettività e la sessualità sono fondamentali nella vita delle persone, ma ad alcune, questa naturale espressione di sé viene spesso negata. Ne parlo a SesSos, l’interessante  trasmissione di Radiopopolare presentata da Eleonora Cirant e Chiara Ronzani.

Clicca qui per ascoltare il Podcast

25 NOVEMBRE – PERCHE’ NON ACCADA MAI PIU’

Cosa possono fare le donne per superare situazioni di sopruso? Cosa possono fare le donne per proteggersi? Cosa posso fare le donne per non essere violentate, picchiate o uccise?” 

“Non uscite da sole”, dicono. “Non viaggiate sole”, dicono. “Non vestitevi provocanti”, dicono. “Non uscite la sera”, dicono. “Non bevete”, dicono. “Non rispondete”, dicono. “Non provocate”, dicono. “Tacete”, dicono. “Non lasciatelo”, dicono. “Portate pazienza”, dicono”.

E’ strano! Come se ad una banca dicessero di non tenere troppi soldi nel caveau per evitare che i ladri vadano a rapinarle. MAI come per le vittime di femminicidi c’è questo strano approccio di colpevolizzare in qualche modo la vittima per alleggerire in qualche modo il carnefice.

Leggi tutto »25 NOVEMBRE – PERCHE’ NON ACCADA MAI PIU’

EDUCAZIONE E RELIGIONE: 6 (s)punti per riflettere su discordanza religiosa e genitorialità.

“Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo".  Tiziano Terzani
Qualche tempo fa mi è stato chiesto un parere rispetto a come fare quando due genitori seguono religioni diverse e non concordano sulla religione che vorrebbero impartire ai propri figli. Specifico che non ho alcuna formazione teologica e per questo non mi addentrerò in questioni di valore, cercherò però, semplicemente, di darvi un parere pedagogico rispetto alle dinamiche che si possono creare in situazioni come queste. Quando si parla di fede, qualsiasi essa sia, entriamo in un campo che si muove tra privato, sociale e culturale, per questo vorrei sottolineare la complessità e la delicatezza del tema. Io esprimerò il mio pensiero in base alla mia esperienza e al mio contesto culturale che ovviamente potrebbe non essere condiviso da altri. Quello che dirò potrebbe essere utile alle famiglie che vogliono raggiungere ad un accordo condiviso nella gestione dell’educazione religiosa e morale dei propri figli, magari facendoli sperimentare anche con pratiche e contesti di entrambe le religioni. 
Vi indicherò, nell'ultimo punto, anche ciò che è emerso, fino ad oggi, a livello giuridico, proprio per dare un contributo su più livelli.
Dopo questa lunga premessa, ecco a voi 6 (s)punti per riflettere insieme su cosa è possibile fare quando due genitori non condividono la stessa religione. 


1. IL BENESSERE PRIMA DI TUTTO! Pare inutile dirlo ma non lo è, il benessere dei vostri figli e delle vostre figlie deve essere la base assoluta delle vostre azioni educative, quindi, una lotta a chi detiene la religione migliore, oltre a essere concretamente impossibile, non farà stare bene nessuno, si creeranno conflitti, divisioni e discussioni difficili da gestire e faticose da vivere.
Leggi tutto »EDUCAZIONE E RELIGIONE: 6 (s)punti per riflettere su discordanza religiosa e genitorialità.

LIBRI PER CONOSCERE.. LE RELIGIONI!

Ho scritto qui ( https://www.sarabalducci.it/second/2020/11/24/educazione-e-religione-6-spunti-per-riflettere-su-discordanza-religiosa-e-genitorialita/ ) un articolo per dare qualche spunto sul cui riflettere in contesti famigliari dove due genitori professano fedi differenti. Qui sotto indico invece alcuni libri utili per conoscere qualcosa in più sulle religioni e i rituali del mondo, tra storia e curiosità!

Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

LE RELIGIONI DEL MONDO. Fedi, storia, tradizioni – (V. Palazzolo, V. Savini, G. Ovani) +6

Un libro interattivo che racconta il mondo, le diverse tradizioni, la storie e le religioni. Si trova una breve introduzione alla religiosità in generale e una piccola sezione dedicata ad ateismo e agnosticismo. Si sviluppa in senso cronologico, affrontando aspetti culturali e rituali anche delle religioni animiste, dei popoli indigeni e aborigeni. 

RELIGIONI DEL MONDO – (A. frith, B. Ablett) +6

Un libro per capire quali culti e religioni vengono praticati in tutto il mondo. Non ho trovato molto materiale su questo libro ma pare essere tra i più venduti. 

Leggi tutto »LIBRI PER CONOSCERE.. LE RELIGIONI!

KIT PER AFFRONTARE LA PAURA DEL BUIO e LIBRI UTILI

Se la paura del buio si fa sentire ecco il link per affrontarla

LA PAURA DEL BUIO: 5 (s)punti per affrontarla insieme!

qui sotto invece un piccolo KIT che può essere d’aiuto!!

* alcuni studi hanno dimostrato che dormire al buio è la cosa migliore in assoluto, ma per chi non può farne a meno, di scegliere una lucina rossa e non bianca o blu per evitare di inibire la produzione di melatonina.
https://www.nigms.nih.gov/education/fact-sheets/Pages/circadian-rhythms.aspx

IDEE DA INSERIRE NEL NOSTRO KIT

  • Un peluche con cui dormire: un pupazzo o un peluche rappresenta un forte mediatore della figura genitoriale quindi non solo tiene compagnia ma permette anche di dare sicurezza.
Leggi tutto »KIT PER AFFRONTARE LA PAURA DEL BUIO e LIBRI UTILI

LA PAURA DEL BUIO: 5 (s)punti per affrontarla insieme!

Tutti noi abbiamo avuto paura di qualcosa nella vita, da piccoli, ma anche da grandi. Se ragioniamo bene, avere paura è uno dei sentimenti più faticosi da gestire, la paura ci paralizza, ci toglie il fiato, si presenta senza controllo nella nostra mente. Ma cos’è? La paura è un’emozione primordiale, che permetteva ai nostri antenati di reagire a ciò che si presentava come pericoloso, la paura è un’emozione primaria di difesa, scatenata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia ed è qualcosa che può essere tanto utile quanto limitante. 

Ma cosa fare quando i nostri figli e le nostre figlie hanno paura del buio? 

  • PRENDIAMOLA SERIAMENTE! La paura fa paura, ricordiamoci la nostra infanzia ma non solo, la paura dell’ignoto, il brivido che percorre la schiena, il cuore che batte, la paura di morire o di rimanere soli, la doppia mandata della serratura, la luce accesa perché si è sentito un rumore strano.. queste paure non sono capricci, ma emozioni che non fanno vivere serenamente. Avere delle paure è normale, ma ironizzare, giudicare, reagire con superficialità fa sentire i bambini e le bambine non ascoltat*, non accolt* e non fornisce strumenti per superarle davvero. Provare empatia nei loro confronti, sentire davvero l’emozione che provano in quel momento di difficoltà ci permetterà di avere quell’attenzione e quell’ascolto che meritano, arrivando a comprenderne pensieri e bisogni. Dire semplicemente che non ci sono i mostri non aiuta se io penso ci siano, dire di non avere paura non aiuta se io la provo. Accogliamo amorevolmente le paure che ci vengono dette, solo allora saremo pronti per aiutare a gestirle. 
Leggi tutto »LA PAURA DEL BUIO: 5 (s)punti per affrontarla insieme!
Archivi