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Lodi gratuite ed eccessive, i rischi in educazione.

“Il problema della maggior parte di noi è
che preferiamo essere rovinati dalla lode
che salvati dalla critica”. N. V. Peale

Moltissime volte sentiamo elogiare, da parte dei genitori, le infinite capacità dei propri figli e figlie, quante volte basta un passo, una smorfia o un gesto per ricevere applausi e standing ovation neanche avessero vinto il premio Nobel! Comprensibile, come dice una mia cara amica “che ci posso fare, ora come ora, ogni cosa che fa mia figlia mi entusiasma e io voglio gratificarla perché si senta sicura e amata”! Lo capisco, la capisco, e anche io guardando quella bambina meravigliosa mi sciolgo in occhi a cuore e complimenti ma, occorre essere consapevoli che, se da un lato le eccessive critiche non aiutano l’autostima, anche l’eccesso di lodi ha i suoi rischi e le sue ripercussioni. 

Ecco quindi 5 (s)punti su cui riflettere rispetto alle possibili conseguenze un eccesso di lodi in educazione.

  1. Forniamo una realtà tutt’altro che reale 

Pensateci, se cresco in un ambiente dove sono fantastica, ogni cosa che faccio risulto bravissima, la migliore, se mi dicono fin da quando sono piccolissimo che ogni cosa che produco è un capolavoro, ogni azione è giustissima e stupenda, che immagine avrò di me? Come mi sentirò all’interno delle mura domestiche? Sicuramente vincente! Ma avrò imparato a distinguere quando i complimenti saranno reali e quando no? Avrò imparato ad autovalutare le mie azioni, saprò capire quando sbaglierò? Sarò capace di cogliere le conseguenze che avranno le diverse azioni visto che ho sempre e solo ricevuto un unico rimando positivo? E cosa accadrà quando entrerò in contatto con la vita reale? Quando inizieranno a dirmi che non sono bravissimo e bellissimo sempre e comunque? Saprò gestire la frustrazione? Ho imparato fin da piccola a farci i conti e a gestirla? Ecco le risposte sembrano più ovvie di quanto si pensi! Se non mi si insegna cosa è giusto o sbagliato, se non mi si dice come posso migliorare, se non mi si insegna ad affrontare con impegno le situazioni complesse, mi mancheranno alcune delle competenze basilari per crescere in una società. Prima o poi nella realtà occorre immergersi e, prima o poi, mi confronterò con qualcosa che non riuscirò a fare o che sarà complicata, o con qualcuno che avrà da dire la sua opinione sulle mie azioni e su quello che faccio. Se non sono preparata, in quel momento, potrebbero inizieranno dei problemi. Il ruolo del genitore è preparare alla vita non creare una realtà ad hoc. 


  1. Incapacità a gestire le critiche

Chi lavora a scuola saprà benissimo quante volte capita di sentire bambini e bambine, adolescenti o anche genitori che si arrabbiano per un voto negativo, perché è stata messa una nota o perchè è stata fatta un’osservazione critica o un rimprovero? Chi è cresciuto ascoltando solo lodi, non saprà accettare in alcun modo le critiche e le frustrazioni, ogni critica o errore sarà fonte di rabbia, di malessere, di malumore. A quel punto, per chi non ha conosciuto le sfumature, si possono attivare due percezioni di sé e della realtà, una proiettiva, “è colpa tua se non riesco” l’altra introiettiva “quando ho smesso di essere intelligentissimo e bravissimo? Cosa è accaduto, non sono più capace?” Con queste premesse, le critiche, le frustrazioni e gli insuccessi, potrebbero creare scompiglio, potrebbero intaccare personalità già di per sé fragili, nonostante l’apparente arroganza e presunzione. Mi sentirò o un buono a nulla o una vittima del mondo. 

  1. Scarso impegno

Alcuni studi (vedi in fondo) hanno dimostrato come i bambini e le bambine troppo lodati evitano le sfide, sono meno motivati verso i compiti più complessi. La paura di fallire o essere meno bravi, il terrore di non essere più all’altezza e l’incapacità di mettersi in gioco li fa desistere. Ma ricordate, non è la certezza di non fallire che incrementa la motivazione, ma la consapevolezza di saper affrontare gli ostacoli, la determinazione e la buona volontà. Fin da piccoli è importante sperimentarsi in diverse attività, anche un pochino sfidanti, relazionarsi con più coetanei, discutere, arrivare a compromessi, trovare soluzioni; è importante provare piacere nel fare, senza necessariamente guardare al risultato, è bello disegnare anche se non si è Leonardo da Vinci, è divertente giocare anche quando si perde.

  1. La trappola del giudizio altrui 

Proviamo a fare un esempio molto innocuo, nel quale siamo cascati sicuramente tutt*,  di solito i bambini e le bambine, mentre giocano, dicono “mamma, papà, zia..  guardami” e loro rispondono “Sì, brava! Sì bravo!”. Il punto è che nessuno ha chiesto se fossero brav* o meno, nessuno ha chiesto una valutazione, hanno solo chiesto di essere guardati. Abbiamo sempre un gran bisogno di gratificare, di valutare a tutti i costi, di incasellare all’interno di un giudizio. Potremmo  dire “ti sto guardando, divertiti, che gioco divertente” e soddisfare comunque una richiesta fatta, senza dare avvio ad un circolo che chiederà di essere bravo anche domani,  voler sentirsi bravi e brave ogni volta che si gioca, voler esser guardato o valutata ogni volta, per ogni cosa che faccio. 

Proviamo ora a spostare il discorso rispetto al desiderio di ricevere l’approvazione altrui per dare valore alle azioni che compio. Molto spesso, ciò che viene detto di una persona, viene percepito come il valore stesso di quella persona, in quel modo il giudizio altrui mi dirà ciò che sono. Ora proviamo a pensare questa dinamica all’interno del mondo social, estremamente familiare per le nostre ragazze e ragazzi, pensiamo a quanto un LIKE può  avere potere. E’ preoccupante sentire alle volte quanto valore viene attribuito ad un like di una foto e al suo significato sotteso: “La mia foto non ha LIKE, allora non piaccio, non valgo, perché non piaccio? Cosa posso fare per piacere di più?” Quei like, quei riconoscimenti, quelle approvazioni mi dicono quello che sono. E questo pensiero è davvero rischioso. E’ importante capire, far comprendere e imparare che noi non siamo dei LIKE, non rappresentano la nostra persona, ma solo l’opinione di qualcuno. Se avrò la fortuna di aver sviluppato una buona autostima, saprò affrontare anche il fatto di non piacere.

  1. Narcisismo e scarsa autostima

I bambini sovrastimati e continuamente lodati potrebbero sviluppare con maggior facilità tratti narcisistici, atteggiamenti spesso seduttivi, manipolatori e un’autostima, strano a dirsi, molto bassa. Le persone con tratti narcisistici sono in realtà estremamente vulnerabili di fronte a chi mette in discussione le loro qualità, spesso reagiscono, contro chi le mina, con violenza e aggressività. Avere una buona autostima invece non implica una competizione, è qualcosa che fornisce pienezza ma anche capacità relazionale l’autostima si crea in noi, in base a quello che viviamo, all’opinione che abbiamo di noi e ci hanno restituito, a quanto ci siamo sentiti amati per quello che siamo, con i nostri pregi e difetti, limiti e risorse, ambizioni e caratteristiche, e non per quello che altri hanno immaginato di noi o vogliono da noi. E’ una risorsa preziosa che prossimamente andremo ad approfondire.

info aggiuntive:

https://news.stanford.edu/news/2013/february/talking-to-baby-021213.html

https://pdfs.semanticscholar.org/25ab/297c17a87c8a0f79e109be531fe9c7da97b8.pdf

LIBER* SEMPRE, LIBER* TUTT*

“Capii che per migliorare il mondo bisognava esserci”.

Tina Anselmi

Ho maturato un profondo desiderio di giustizia con il tempo. Non credo di esserci nata, perché in effetti, nei primi anni di vita, ho cercato sempre di imbrogliare mio fratello riuscendo a mangiare più crema al mascarpone di lui o convincendo mia madre che mettendo il collirio non vedevo e quindi non potevo fare i compiti per un po’. Il senso di giustizia è maturato con gli anni, man mano che mi rendevo conto che alcune persone non avevano le stesse possibilità delle altre, ogni volta che empatizzavo per il dolore altrui, ogni volta che un film, un documentario o una storia mi mostrava ciò che non avevo vissuto in prima persona e imparavo qualcosa che non sapevo. 

Il desiderio di giustizia non rimane quieto, non può, perché è urgente, fa male, ribolle nelle vene, si aggrappa alla gola quando capisci che per alcune persone giustizia ed equità, sono solo parole vuote. 

Stimo con amore e gratitudine chi ha trascorso la propria vita per rendere questo mondo un posto migliore, chi ha lottato contro il fascismo, il nazismo, il razzismo, la mafia, la violenza, l’ignoranza, il clientelismo, gli “aumma aumma”, i “vabbè tanto fanno tutti così”, i “fatti i fatti tuoi che campi cent’anni”; guardo con orgoglio tutti quelli che sono stati ribelli di un sistema corrotto, quelli che pur di dire la verità e fare giustizia ci hanno rimesso la vita o parte di essa. 

un progetto di arte pubblica di CHEAP con Testi Manifesti Michele Lapini photography

Ho sempre provato repulsione, fastidio e a volte dispiacere per quelli che sopprimono le libertà altrui, dittatori, passati e odierni, urlatori di banalità che si riempiono la bacheca di cagnolini e gattini, ma farebbero affogare in mare barconi stipati di uomini, donne, bambini e bambine per il solo fatto che sono Altri. Non importa chi, non sono identificati, non li conoscono, non ne conoscono il nome, il modo di fare, le intenzioni, i sogni, le storie, nulla, davvero nulla, ma per il solo fatto di esistere e di desiderare una vita migliore, meritano di morire. 

Ho sempre faticato a comprendere chi si opponeva alle possibilità di Altri, una cittadinanza per un bambino nato e vissuto nel mio paese, un matrimonio tra uomini o donne che si amano, la possibilità di adottare se posso farlo con amore e coscienza, a prescindere da chi dorme con me o se non ho una moglie o un marito. L’opposizione pura e semplice alla possibilità che Altri siano felici. Non importa se il proprio matrimonio è felice o devastato da tradimenti e menzogne, non importa se hanno o non hanno figli e non importa come li hanno cresciuti, non importa se sono violenti o amorevoli, importa solo il fatto che io posso avere una famiglia e non voglio che tu la abbia. Per altro, di solito, sono le stesse persone che se una donna non vuole un figlio o un marito, pare comunque un problema o qualcosa di strano. 

Provo un’enorme rabbia per chi pur vivendo dignitosamente, con una casa che protegge, del cibo sulla tavola, delle persone amorevoli attorno, appena si parla di supportare una persona senza casa, una famiglia vicino, senza denaro e senza sostegno, si nascondono dietro al “PRIMA GLI ITALIANI” o “PRIMA I NOSTRI PROBLEMI” come se i miei problemi fossero la causa dei tuoi, quando invece i tuoi problemi spesso derivano dalle azioni di ricchi e potenti e non poveri e nullatenenti, come una smisurata evasione fiscale, magheggi, conti all’estero, aumma aumma, “fai un favore a me che io ne faccio uno a te”, “vota per me che poi ti faccio costruire una casa a picco sul mare”, tangenti, mafia, corruzione, ecc. 

Il punto è che se invece di chiuderci in casa, alzando muri e urlando la nostra frustrazione, la aprissimo, ci incontrassimo e parlassimo di quello che ci turba forse potremmo superarlo insieme, nonostante i problemi di ognuno.

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Da che parte stare? Riflessioni umane.

“Mica possiamo aiutarli tutti”, “abbiamo già i nostri problemi”, “ma io non ce l’ho con chi viene a lavorare”, “rubano il lavoro”, “potevano stare a casa loro”, “portano malattie”, “io non sono razzista ma..”, “è colpa dei buonisti”, “è colpa dei taxi del mare”, “se si smette di salvarli smetteranno di partire”, “è finita la pacchia”, ….. potrei andare avanti per ore riempiendomi la bocca con tutte le banalità che ascolto e leggo continuamente. 

Eppure “Ama il prossimo tuo come te stesso” o “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” dovrebbero essere principi non solo cristiani ma ancora più antichi e profondi nell’umanità. 

Forse si sono dimenticati di dire che il prossimo deve essere molto vicino, bianco, benestante, di una regione o città particolare, del tuo stesso orientamento sessuale e del tuo credo, altrimenti merita di morire tra i peggiori dolori, umiliato, deprivato, abbandonato e derubato.

Ecco, in questa giornata che ricorda il riconoscimento dello status di rifugiato avvenuta nel 1951, vorrei dire che dopo 70 anni abbiamo un enorme problema di ETICA e MORALE. 

Nonostante anni e anni di storia e di storie, ancora non abbiamo capito che se diamo spazio agli egoismi personali non ci si salva.

Siamo esseri sociali, viviamo di reti, viviamo di migrazioni, di scoperte, di condivisioni, di contaminazioni e se non accade si diventa sterili, in tutti i senti. Nonostante questo, continuiamo a sentire frasi simili con soggetti diversi, gli Italiani (ma sono stati anche i settentrionali) attaccati dai terroni, poi gli albanesi, i rumeni, gli slavi, poi gli africani e così via, c’è sempre qualcuno da odiare di più, c’è sempre qualcosa che ci porta a differenziarci dagli altri e non nel contenuto ovvio di diversità umana ma con l’inutile presunzione di essere migliori, di creare un noi non specifico e un loro ancora meno specifico, nebbie, identità confuse.

Continuiamo a creare sottogruppi senza comprendere quanto sia ridicolo questo gioco all’etichettatura semplificata e questa modalità di pensiero, accompagnata da una scarsità di empatia, educazione civica e rispetto aggiunge un ulteriore problema ai due precedentemente citati: abbiamo un problema di ETICA, di MORALE e di VIOLENZA.

Non parlerò del medico fiscale di Chioggia aggredito durante un controllo da un fannullone violento, di quelli che i soldi allo stato li rubano per davvero, supportati da un vicinato altrettanto complice e abbietto, non parlerò del giovane ragazzo della Guinea, massacrato in pieno giorno da un branco di omuncoli, vittima di innumerevoli ingiustizie, personali, culturali, di sistema, statali, progettuali e vittima di uno stato che non ha saputo fornirgli il supporto necessario al suo arrivo e dopo l’atroce e gratuita violenza subita (per guardarlo in faccia e capire un pochino di più https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/30/moussa-balde-storia-di-un-ragazzo-e-dei-diritti-negati-pestato-e-abbandonato-era-diventato-lombra-di-se-stesso-indotto-a-togliersi-la-vita/?fbclid=IwAR2vebH0A4q9I8x87fltIkCR1aN2H9KpexvzFOef-0hICU6CPbkIc5Qci64 ).

Non parlerò delle migliaia di vite che si spengono in mare, nel deserto, nei campi di detenzione, dietro confini immaginari, dietro violenze rese legali o della cui illegalità ci interessa poco. Non parlerò di tutti i corpi di bambini e bambine, uomini e donne, ritrovati sulle spiagge che continuano a non destare l’adeguato scandalo https://fb.watch/69FAxpbKvf/, non parlerò delle centinaia e centinaia di persone rimandate in Libia, dove, sappiamo con certezza, verranno nuovamente stuprate, torturate, minacciate, vendute, uccise. Come se durante il nazismo, tutte le persone in fuga dai campi di concentramento, fossero state consapevolmente riportate ai loro aguzzini, follia, eppure oggi è realtà.

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ESSERE ABBASTANZA!

Ogni volta che si parla di corpo, di bellezza, di canoni estetici, ci portiamo dietro un carico di cui non siamo affatto consapevoli. Questo libro ci dà l’opportunità di prendere consapevolezza dell’impatto sociale e del meccanismo di potere che si cela dietro all’industria della bellezza, perché sì, è qualcosa di creato, non è naturale, non è personale e non è oggettiva. 

Mai come in questo periodo trovo i germogli per un cambiamento, ma credo che il cambiamento sia ancora parecchio lontano. 

Ho letto questo libro come se leggessi un trattato, qualcosa di ricco, da assorbire nel valore e nel contenuto, in modo profondo e viscerale. 

Ho sentito il bisogno di leggere questo libro per me e per le persone che ho incontrato sulla mia strada, ho sentito il bisogno di dare contenuto a qualcosa che troppo spesso viene scambiato per buon senso, necessità, gusto personale o norma.

Il fatto è che, per un motivo o per l’altro, non andiamo mai bene, a noi stessɜ o alle altre persone:  troppo trucco, troppo sciattɜ, troppo grassɜ, troppo magrɜ, la cellulite da combattere, i peli da eliminare, le rughe da ridurre, l’età che fa paura, tutto troppo o troppo poco… ciò che fa parte della vita diventa qualcosa da combattere. 

Ma perché? In che posizione ci pone questo senso di inadeguatezza o superiorità di fronte agli altri esseri umani o di fronte a noi stessɜ? Che peso e che prezzo ha sulle nostre vite? E sulle società? E sulle politiche?

Davvero la bellezza o la rincorsa alla bellezza può avere un impatto politico? Beh, leggete questo libro!

Cerchiamo di capire quali meccanismi ci hanno portato a questo punto e quanto, tutto questo, sia stato strategico per rimanere un passo indietro, per sentirsi mancanti, ancora una volta, inadeguatɜ.

Credo sia il momento di dirsi che siamo “ABBASTANZA”! E non per pigrizia o perché rifuggiamo il cambiamento, ma perché possiamo farci del bene, senza necessariamente sentirci sempre mancanti, sbagliatɜ, senza valore.

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Semplificare non sempre è un bene!

Prima superiore, istituto Tecnico, in supplenza. 

I ragazzi e le ragazze avevano  il compito di prendere un capitolo di storia e schematizzarlo.

Moltissimi, davvero moltissimi, hanno fatto una gran fatica. 

Leggevano le prime frasi, senza leggerle completamente, davano un’occhiata veloce alle parole in grassetto e poi dicevano di non aver capito. Alcuni leggevano le prime parole e affermavano che il testo non avesse senso, altri iniziavano a riassumere senza avere una visione di insieme del contenuto e trascrivevano parole senza capire di cosa si stesse parlando. 

“Non ho capito” o “ma che palle non si capisce nulla” e, appena consigliavo loro di riprendere, con calma, di rileggere con più attenzione tutto,  di provare a concludere il primo paragrafo per farsi un’idea generale, affermavano alla fine “Ahh.. ora ho capito!”

Un ragazzo, con il foglio ancora bianco ad un certo punto dice: “Posso cercare uno schema su google, qui non si capisce nulla.  Su Google è più semplice!” 

Ecco questo è il punto forse. Quel testo non era affatto difficile, era un testo, anzi, anche visivamente appetibile, con immagini, commenti, parole in evidenza. 

Spesso però in molte scuole vedo ragazzi e ragazze che non sono abituati ad affrontare contenuti complessi, non dico complicati, semplicemente complessi, compositi. Per timore o disabitudine cercano una semplificazione che semplificheranno a loro volta, riducendo tutto a qualche parola qua e là su un foglio, da imparare a memoria, senza connessioni.

Ma perché? A volte credo che la scuola abbia incentivato un’estrema semplificazione, fino a ridurre non solo la complessità, ma anche la realtà. Non si analizzano più i fatti nel loro contesto, connessi ad altri eventi, nella loro ricchezza, ma si parcellizzano sempre di più, fino a rendere il sapere vuoto, povero, minimale, parziale.  

Non si permette più di ragionare, di comprendere un concetto, di rielaborarlo, di sostarci sopra per un po’.  Si teme l’attesa. Si evitano come la peste i testi lunghi, si chiede sempre meno “perché, altrimenti, non fanno”.  

Ma questo che prezzo ha? La semplificazione dovrebbe essere un processo, non il punto di partenza. 

Proviamo, come educatori, insegnanti, adulti a riprendere il valore del pensiero non binario, semplicistico, impariamo a chiedere di fare uno sforzo maggiore, perché altrimenti perderemo la bellezza del ragiornamento. Già oggi vediamo i danni enormi di pensieri che appiattiscono, che non sanno argomentare, poveri nel contenuto e nella forma. 

E. Morin scrisse: “Ormai a costituire il problema non sono solo gli errori di fatto (d’ignoranza), di pensiero (dogmatismo), ma l’errore di un pensiero parziale, l’errore del pensiero binario che vede solo o/o, incapace di combinare e/e, nonché più profondamente, l’errore del pensiero riduttore e del pensiero disgiuntivo ciechi ad ogni complessità”. 

Ecco, vorrei più sfumature, più ombre, più dubbi, più profondità, più curiosità!

ADOLESCENZA: “MANUALI” PER GENITORI STANCHI!

“Mi fa impazzire”, “non la riconosco più”, “esci da quel corpo!!”, “perché non riesco più a capire i miei figli?”, moltissime volte i genitori di figli e figlie adolescenti si sentono in scacco, alcuni comportamenti, che durante l’infanzia erano riusciti in qualche modo a gestire, con l’adolescenza sembrano incontrollabili ed esplosivi.

Qui sotto vi lascio il video e i link dei tre video sull’adolescenza fatti di recente, potete trovare qualche informazione utile e un po’ di consigli pratici!

ADOLESCENZA: TRA CONFLITTI E POSSIBILITA' - 5 (s)punti per capire https://www.youtube.com/watch?v=tCse1cgKxeg  

ADOLESCENZA: TRA CONFLITTI E POSSIBILITA' - SOS RABBIA - 5 (s)punti  https://www.youtube.com/watch?v=AkhfYu4kbnU

In questo articolo invece vi elenco alcuni libri da poter usare per riflettere sull’agire educativo e rispetto alcune difficoltà che si presentano con figli e figlie adolescenti e pre-adolescenti. Prima di elencare i diversi libri premetto che non amo l’uso del maschile generico, come ho usato nel titolo e spesso si trova in questi testi, ma spero che presto una soluzione per colmare questa falla della scrittura possa essere trovata. Ulteriore appunto è che purtroppo non ho trovato nulla ad uso e consumo dei genitori, con taglio prettamente pedagogico. Molto materiale, a mio avviso profondamente interessante, mi sembra più adatto agli addetti ai lavori o alle persone che hanno voglia di fare riflessioni più composite, rischiando però, in un momento di difficoltà e necessità, di risultare forse un po’ troppo verboso. Amo la semplicità ma amo anche la complessità, nel senso etimologico del termine, che implica l’annodare, la rete, il tessuto, che non si può sciogliere se non perdendo la visione d’insieme. La complessità, a mio avviso, è arricchente, perché non si abbandona alle facili semplificazioni, mentre le cose complicate di certo lo sono meno!! Ampliare lo sguardo è spesso una grandissima risorsa, ma magari ne parleremo un’altra volta.

Detto questo, ecco a voi 5 libri per poter affrontate diverse tematiche legate all’adolescenza, dalla più semplici alle più faticose, in modo piuttosto semplice, con consigli pratici e informazioni dettagliate!

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SQUID GAME: 6 (s)punti di riflessione per parlarne con gli e le adolescenti.

“Noi stessi siamo il nostro peggior nemico. Nulla può distruggere l’Umanità ad eccezione dell’Umanità stessa.”

P. Teilhard De Chardin

Di Squid Game se ne sta parlando moltissimo e sono pienamente d’accordo con chi sostiene che sia una serie assolutamente non adatta ai bambini e alle bambine, quindi è opportuno fare in modo che ci sia un reale filtro a ciò che i bambini e le bambine possano o non possano vedere. Questo perché, alcune immagini, alcune storie, alcuni contenuti, sono troppo violenti, disumanizzanti e non sono metabolizzabili dal cervello ancora in formazione di un* bambin*.

Ho sempre sostenuto che si possa parlare di ogni cosa con persone di tutte le età,  e lo credo fermamente tuttora, ma occorre un linguaggio e delle immagini adeguate, delle modalità che prendano in considerazione le diverse fasi di sviluppo. 

In questo articolo però vorrei proporre alcuni (s)punti di riflessione, per insegnanti e famiglie, per discutere di questa serie con i più grandi, che di certo avranno bisogno ugualmente di qualcuno che argomenti con loro ciò che hanno visto, analizzando i significati sottesi alla serie. Ovviamente è interessante sempre partire da ciò che i ragazzi e le ragazze hanno percepito, quali sono i pensieri, cosa hanno compreso, quali messaggi secondo loro volevano essere trasmessi ecc, ma di certo questa sarà un’occasione preziosa per aprire orizzonti di pensiero e iniziare a discutere attivamente di ciò vivono e vedono.

Ecco quindi 6 piccoli (s)punti per riflettere insieme a ragazzi e ragazze su SQUID GAME (ce ne saranno molti altri ma questi sono i primissimi che mi sono venuti in mente a caldo, dopo aver visto la serie):

  1. IL DEBITO COME TRAPPOLA

I personaggi del gioco sono per la maggior parte persone in debito economico con la società, con usurai, con le banche, sono persone che nella vita hanno perso, hanno giocato o hanno investito denaro non loro, hanno creato debiti, hanno distrutto le loro relazioni affettive, sono persone che, per ripagare i debiti fatti hanno addirittura ceduto i loro diritti corporei. Quante volte alcune persone si mettono in situazioni che possono attivare un meccanismo simile, pensiamo al gioco, alle dipendenze, alla partecipazione a bande, alle situazioni in cui per ottenere quello che voglio mi rendo dipendente da altri e facendolo perdo l’unica cosa che mi contraddistingue come essere umano, la libertà di scelta, perché smetto, a tutti gli effetti, di poter scegliere. 

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PEDAGOGIA IN ETÀ ADULTA. Quando può servire e perché!

“La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario”.

A. Einstein

“Sei una pedagogista?? Allora lavori con i bambini!” 

Ecco una frase che mi sento dire spesso. La risposta è ma c’è MOLTO ALTRO, lavoro con i bambini certo, ma soprattutto lavoro con le loro famiglie, con insegnanti ed educatorɜ, con persone adulte e adolescenti, con professionistɜ del settore educativo e non solo. Insomma lavoro con le persone, perché ogni persona può aver bisogno, in un dato momento, di un supporto per rinforzare le capacità di analisi rispetto alle proprie dinamiche comportamentali e cognitive, per identificare bisogni e risorse e, favorire una maggiore consapevolezza. 

L’evoluzione ci insegna che il cambiamento è una costante della vita, ma occorre sapersi adattare e modificare per sopravvivere e, per questo, abbiamo un’innata capacità di autoeducarci, di modificare il nostro agire in base alle vicissitudini della vita e dell’ambiente. Siamo esseri resilienti, o comunque possiamo diventarlo di più, possedendo in noi infinite potenzialità di essere.

Negli ultimi anni quando si parla di educazione degli adulti spesso ci si riferisce all’acquisizione di skills professionali, a me però interessa il valore che la pedagogia apporta all’interno della crescita continua, la sua capacità di leggere la realtà nella complessità, aprendo orizzonti e promuovendo nuove possibilità. 

La pedagogia è scienza metabletica (J. H. van den Berg, Metabletica of leer der veranderingen, 1956) ovvero scienza del cambiamento, perché sviluppa la capacità di ricostruirsi e reinventarsi, per questo, può essere un valido supporto in momenti di transizione, insofferenza e difficoltà o per affrontare quelle sfide, fuori o dentro di noi,  che spesso ci paralizzano. 

A. M. Mariani afferma che l’educazione degli adulti propone “un allargamento delle risorse cui attingere (…) affinché l’adulto possa rinascere più volte, coinvolgendo identità personale e professionale, stili di vita e rapporti interpersonali nella paradossale, ma non insensata, capacità di modificare il proprio passato, oltre che di dirigere il presente e d’incidere sul proprio futuro” (A.M. Mariani, M. Santerini, Educazione Adulta. Manuale per una formazione permanente, 2002).

Ecco, credo che queste parole racchiudano un po’ il centro del lavoro pedagogico con le persone adulte, qualcosa di infinitamente arricchente non solo per la persona che compie questa profonda trasformazione, ma anche per tutte le persone che la circondano.

Quando non si sta bene ci sono due possibilità, rimanere dove si sta o trovare la forza per compiere i passi che servono per dirigerci verso qualcosa di diverso.  A noi sta la scelta.

Per capire in quali contesti può servire una consulenza pedagogica con gli adulti rimando a https://www.sarabalducci.it/second/cosa-faccio/

Buone trasformazioni!

04 settembre – GIORNATA MONDIALE del BENESSERE SESSUALE

Nel 2010 è stata istituita una giornata dedicata al BENESSERE SESSUALE con lo scopo di divulgare una visione positiva e rispettosa della sessualità e delle relazioni fisiche, ma anche per fornire informazioni, parlare di rispetto, malattie, buone prassi e libertà.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2002, definisce la salute sessuale “come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale (…) che richiede un approccio rispettoso, nonché la possibilità di avere esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da ogni coercizione, discriminazione e violenza. Per raggiungere e mantenere la salute sessuale, i diritti sessuali di OGNI ESSERE UMANO devono essere rispettati, protetti e soddisfatti.”

Quindi non è solo necessario promuovere una giornata per il benessere sessuale ma urgente, perché ancora troppe volte permangono pregiudizi e preconcetti nei confronti della sessualità, ancora troppi sono i tabù, troppe sono le violenze sessuali, troppi i comportamenti rischiosi, troppa la disinformazione, troppa la mancanza di rispetto all’interno delle relazioni e troppo poca la consapevolezza.

Spesso non è solo una questione di età, non sono solo i giovani e le giovani a compiere atteggiamenti preoccupanti, in molti casi sono anche le persone adulte a perpetuare dinamiche disfunzionali e poco rispettose relative alla sessualità.In Italia l’età media del primo rapporto sessuale avviene a circa 15 anni.

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27 gennaio 2021. Serve ancora Ricordare.

GIORNATA DELLA MEMORIA

“Ricordare è un dovere: essi non vogliono dimenticare, e soprattutto non vogliono che il mondo dimentichi, perché hanno capito che la loro esperienza non è stata priva di senso, e che i Lager non sono stati un incidente, un imprevisto della Storia.” P. Levi

Il 27 gennaio 1945 i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz vennero abbattuti e circa 9.000 prigionieri furono liberati dall’esercito sovietico. Questa data rimane simbolo della fine di orrori, tra i più atroci della storia, un’eliminazione sistematica da parte dei nazisti di milioni e milioni di persone: ebrei, rom, slavi (polacchi, russi..), omosessuali, persone con disabilità, dissidenti politici e religiosi, testimoni di Geova, persone definite asociali (come le prostitute, i senzatetto, alcolisti, tossicodipendenti, mendicanti..). 

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Intelligenza Emotiva: cos’è e perché se ne parla tanto!!

Oggi vorrei parlarvi di Intelligenza Emotiva e spiegare brevemente cos’è e perché se ne parla così tanto.

Prima di tutto proviamo a trovare una definizione semplice, che riassume ciò che è stato detto negli anni dai diversi studiosi, in poche parole l‘intelligenza emotiva implica la conoscenza delle proprie e altrui emozioni, coinvolge l’abilità di percepirle, valutarle, gestirle, regolarle ed esprimerle, per affrontare le diverse situazioni che si manifestano durante la vita. 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay 
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Educazione e Intelligenza Emotiva: 6 (s)punti per incrementarla

Se nello scorso articolo abbiamo spiegato cos’è l’Intelligenza Emotiva e perché è tanto importante parlarne (qui il link https://www.sarabalducci.it/second/2021/01/14/intelligenza-emotiva-cose-e-perche-se-ne-parla-tanto/ ) ora vediamo come è possibile incrementare questo tipo di intelligenza attraverso 6 piccoli (s)punti.  

Foto di Thanks for your Like • donations welcome da Pixabay 
  1. NOMINARE LE EMOZIONI! E’ importante fin dalla tenera età nominare e conoscere le diverse emozioni. Cerchiamo di non limitarci a dire “sto bene”, “sto male”, “sono triste o felice”, pian piano, con la crescita, andiamo ad approfondire le diverse sfumature emotive che si possono provare. Ad esempio possiamo sperimentare malinconia, paura, nostalgia, solitudine, apatia, noia, senso di colpa, entusiasmo, euforia, desiderio, rabbia, appagamento, soddisfazione e tante altre emozioni! Come ho spiegato nel video e nell’articolo IL VALORE DELLE PAROLE (qui il link https://www.sarabalducci.it/second/2020/04/10/il-valore-delle-parole ), anche saper nominare le emozioni, conoscerle, permetterà a bambini e bambine nonché futuri adulti, di capire cosa accade nel loro mondo interiore e poterne quindi prendere atto. Da non sottovalutare, inoltre, è la diversa intensità delle emozioni, ad esempio, prima di provare un’emozione fortissima come una rabbia accecante, ci saranno altre emozioni precedenti, come l’irritazione, la gelosia, la frustrazione e, a volte, saper gestire i segnali delle nostre emozioni di minore intensità, ci potrà aiutare ad anticipare situazioni più faticose, come un’azione violenza o un’atteggiamento furioso.
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Intelligenza Emotiva: Libri (e non solo) utili per comprendere e riflettere.

Abbiamo parlato un po’ di Intelligenza Emotiva in questi articoli

https://www.sarabalducci.it/second/2021/01/14/intelligenza-emotiva-cose-e-perche-se-ne-parla-tanto/

https://www.sarabalducci.it/second/2021/01/14/educazione-e-intelligenza-emotiva-6-spunti-per-incrementarla/

Ora ecco a voi alcuni libri, giochi o attività per provare ad incrementarla, sia per i più piccoli e piccole, ma anche per operatori ed operatrici del sociale, genitori, consulenti ed insegnanti.

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Il mio primo libro delle emozioni – C. Piroddi, A. Baruzzi. Un libro molto semplice indicato per bambini e bambine di 2-4 anni per approcciarsi in modo molto semplice alle emozioni primarie

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Il fenomeno delle migrazioni, le storie di chi accoglie e le storie di chi parte.

Mi sono laureata in triennale con un indirizzo interculturale, poiché la possibilità di convivere pacificamente in un mondo pieno di persone provenienti da tutto il mondo è per me, da sempre, l’immagine più alta di evoluzione umana.

Ai tempi avevo fatto la mia tesi sul VOLTO DELL’ALTRO IN EMMANUEL LEVINAS e mi sono ritrovata immersa, per lunghi mesi, in un ragionamento meraviglioso rispetto all’alterità dell’Altro, di cosa rappresenta e di quanto l’Altro mi guarda e mi ri-guarda. Il senso di responsabilità verso qualsiasi Altro, verso l’umanità dell’Altro, dovrebbe essere, a mio avviso, la base di ogni principio di civiltà.

Non mi dilungherò oggi su questo aspetto ma vi propongo alcuni libri per capire un po’ di ciò che accade oltre e all’interno dei nostri confini, un viaggio tra le storie, le persone, i paesi, le difficoltà, i dolori, le speranze, l’umanità.

Per chi ha dubbi, per chi non ha più voglia di credere ai luoghi comuni, per chi ha voglia di iniziare a guardare ogni Altro come parte di sé, per chi vuole provare a conoscere invece di giudicare, ascoltare invece di parlare, capire invece di arroccarsi dietro le proprie piccole certezze e convinzioni.. Buona lettura, Buona Umanità.

Sculture dell’artista britannico Jason deCaires Taylor.
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5 COSE CHE STIAMO INSEGNANDO DIETRO AD UN “SEMPLICE” CLICK.

 

COME L’EDUCAZIONE PASSA ANCHE ATTRAVERSO LE NOSTRE AZIONI IN RETE. 

“Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”

La regola d’oro tramandata e riscritta in forme differenti dal 2000 a.C circa ad oggi.

Le dinamiche che vengono innescate online sono spesso, per me, fonte di riflessione e lavoro, soprattutto con gli adolescenti e preadolescenti. Ultimamente però è dagli adulti che ricevo input preoccupanti, perché, a prescindere dal fatto che siano genitori o meno, vedo dilagare in contesti anche differenti modalità comunicative cariche di odio e rabbia. Vorrei quindi riflettere su 5 azioni che si fanno online sulle quali è importante acquisire maggiore consapevolezza, per migliorare le nostre relazioni e modalità educative.

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Il valore delle parole

“Le parole sono finestre (oppure muri)”.

Marshall B. Rosenberg

In un’epoca dove i social hanno tolto la necessità di rispondere delle proprie parole, dove ognuno si sente libero di scrivere tutto ciò che gli passa per la mente, non importa se fasullo, offensivo o discriminatorio, pare sempre più urgente fare un pensiero rispetto al valore delle parole e, in questo caso, approfondire il loro ruolo all’interno della relazione educativa.

Le parole hanno un enorme valore, poiché ci mettono in relazione con il mondo, forniscono significato a ciò che viviamo e proviamo, aiutandoci a definire pensieri, azioni ed emozioni.

Grazie alle parole possiamo descrivere i nostri desideri, i nostri bisogni e le nostre ragioni, proprio per questo è importante imparare a farlo con un linguaggio positivo, non volgare e non giudicante. Insegneremo così a bambini e bambine il rispetto per loro stessi e per gli altri, insegneremo ad affrontare, in maniera costruttiva, le proprie e altrui fragilità e diversità.

Non giudichiamo le persone ma le azioni! Non bisogna dire a un bambino o ad una bambina, sei stupido, sei una pasticciona, non sei capace ma piuttosto questa cosa è sbagliata o questa azione non si fa. Se definiamo la persona come stupida, incapace e sbagliata stiamo toccando la sua individualità, non le azioni che sta compiendo e questo, lederà la sua autostima, facendo emergere rabbia e tristezza. 

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SESSO E ADOLESCENZA

Se parlare con i bambini rispetto ai temi della sessualità è una cosa che ci crea qualche difficoltà (non vi preoccupate potete trovare qui il link dove ve ne parlo https://www.sarabalducci.it/second/2019/04/22/ma-come-gliene-parlo/  ) quando occorre approfondire la questione con figli e figlie adolescenti un brivido percorre la schiena, perché ci si rende conto che le nostre care fanciulle e i nostri cari fanciulli potrebbero, da un momento all’altro, trovarsi faccia a faccia con le loro prime esperienze sessuali! Come fare? Spoiler: barricarli in casa non è una soluzione!

Quindi fate un respiro e affrontiamo la realtà: i vostri figli e le vostre figlie crescono e dobbiamo permettere loro di diventare individui consapevoli.

Ho conosciuto moltissimi ragazzi e moltissime ragazze nel mio lavoro e, moltissime volte mi sono trovata di fronte al dolore, alla paura, alla curiosità, ai traumi, a desideri legati alla sessualità. Ho sempre cercato di cogliere tutti i vissuti, ognuno legittimo e profondo, ho sempre cercato di rispondere alle loro domande dove c’erano, dare supporto dove serviva e sostenerl* nel gestirne le conseguenze, dove occorreva.

Ci sono due cose essenziali che come adulti possiamo fare: DECOSTRUIRE un mondo fatto di stereotipi sessuali, violenza, mancanza di rispetto e possessione, rendendoci consapevoli dei messaggi che veicoliamo, e INFORMARE. Giovani preparati e consapevoli assumono, in percentuale, atteggiamenti meno rischiosi per sé e per gli altri.

ECCO QUINDI 5 (S)PUNTI PER AFFRONTARE IL TEMA DELLA SESSUALITA’ CON GLI E LE ADOLESCENTI!

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Ma come gliene parlo?! Come parlare a bambini e bambine di sessualità e affettività.

Alcuni temi ci mettono in scacco, la sessualità è uno di questi, soprattutto se occorre parlarne con i più piccoli. Per fornirvi qualche supporto in più ho pubblicato, sul sito Mamme Acrobate, qualche consiglio per affrontare con i più piccoli il tema della sessualità.

I bambini e le bambine sono una fonte inesauribile di domande e curiosità, ed è un bene che lo siano! Ma se siamo sempre pronti a rispondere rispetto ad ogni argomento, con grande fierezza quando siamo ben preparati, davanti ad una tematica specifica il corpo si irrigidisce e negli occhi si legge il terrore: la sessualità!

Come gliene parlo ora? Cosa può o non deve sapere mio figlio o mia figlia? Beh, in realtà non bisogna nascondere nulla rispetto alle tematiche relative alla sessualità e all’affettività, vanno semplicemente usati dei termini semplici senza raccontare bugie o invenzioni.

Quindi ecco a voi 6 (s)punti utili per affrontare il tema della sessualità e dell’affettività con i bambini.

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LIBRI PER IMPARARE … I TEMI della SESSUALITA’ e AFFETTIVITA’

Dai 2 ai 10 anni!

I bambini e le bambine sono una fonte inesauribile di domande e curiosità, ed è un bene che lo siano! Ma se siamo sempre pronti a rispondere rispetto ad ogni argomento, con grande fierezza quando siamo ben preparati, davanti ad una tematica specifica il corpo si irrigidisce e negli occhi si legge il terrore: la sessualità!

Qui vi rimando ad un piccolo articolo con qualche spunto per affrontare il tema con i più piccoli https://www.sarabalducci.it/second/2019/04/22/ma-come-gliene-parlo/

Mentre qui sotto trovate alcuni libri utili per approfondire l’argomento e avere immagini, spiegazioni e supporti per rispondere ad ogni domanda. Buona lettura!!

Premettendo che l’età indicata è consigliata, non vuol dire che vada bene per tutti i bambini e le bambine di quell’età. Ogni persona è differente e per ognuna occorre trovare il libro che più sembra idoneo e indicato. Non è detto che per un bambino di 7 anni non sia indicato un libro per bambini di 9 o per una bambina di 10 non sia indicato un libro per ragazzine di 7. Insomma potete dare un occhio ai diversi libri e capire cosa fa al caso vostro!

Premettendo che l’età indicata è consigliata, non vuol dire che vada bene per tutti i bambini e le bambine di quell’età. Ogni persona è differente e per ognuna occorre trovare il libro che più sembra idoneo e indicato. Non è detto che per un ragazzino di 11 anni non sia indicato un libro per bambini di 9 o per una bambina di 10 non sia indicato un libro per ragazzine di 12. Insomma potete dare un occhio ai diversi libri e capire cosa fa al caso vostro!

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LIBRI PER AFFRONTARE .. Il tema della SESSUALITA’ con gli e le ADOLESCENTI!

Se qui https://www.sarabalducci.it/second/2019/05/07/sesso-e-adolescenza/ abbiamo parlato di come affrontare con ragazzi e ragazze il tema della sessualità, qui sotto troviamo alcuni libri utili per aiutarci a sostenerli in questa meravigliosa scoperta!!

Premettendo che l’età indicata è consigliata, non vuol dire che vada bene per tutti i ragazzi e le ragazze di quell’età. Ogni persona è differente e per ognuna occorre trovare il libro che più sembra idoneo e indicato. Non è detto che per un ragazzino di 11 anni non sia indicato un libro per bambini di 9 o per una bambina di 10 non sia indicato un libro per ragazzine di 12. Insomma potete dare un occhio ai diversi libri e capire cosa fa al caso vostro! Inoltre per gli 11+ potrebbe essere utile qualche libro, indicato per età inferiori, che potrebbe spiegare alcune questioni di base. La conoscenza non è mai troppa!

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Sessualità e Disabilità – Ascolta il Podcast

L’affettività e la sessualità sono fondamentali nella vita delle persone, ma ad alcune, questa naturale espressione di sé viene spesso negata. Ne parlo a SesSos, l’interessante  trasmissione di Radiopopolare presentata da Eleonora Cirant e Chiara Ronzani.

Clicca qui per ascoltare il Podcast

25 NOVEMBRE – PERCHE’ NON ACCADA MAI PIU’

Cosa possono fare le donne per superare situazioni di sopruso? Cosa possono fare le donne per proteggersi? Cosa posso fare le donne per non essere violentate, picchiate o uccise?” 

“Non uscite da sole”, dicono. “Non viaggiate sole”, dicono. “Non vestitevi provocanti”, dicono. “Non uscite la sera”, dicono. “Non bevete”, dicono. “Non rispondete”, dicono. “Non provocate”, dicono. “Tacete”, dicono. “Non lasciatelo”, dicono. “Portate pazienza”, dicono”.

E’ strano! Come se ad una banca dicessero di non tenere troppi soldi nel caveau per evitare che i ladri vadano a rapinarle. MAI come per le vittime di femminicidi c’è questo strano approccio di colpevolizzare in qualche modo la vittima per alleggerire in qualche modo il carnefice.

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EDUCAZIONE E RELIGIONE: 6 (s)punti per riflettere su discordanza religiosa e genitorialità.

“Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo".  Tiziano Terzani
Qualche tempo fa mi è stato chiesto un parere rispetto a come fare quando due genitori seguono religioni diverse e non concordano sulla religione che vorrebbero impartire ai propri figli. Specifico che non ho alcuna formazione teologica e per questo non mi addentrerò in questioni di valore, cercherò però, semplicemente, di darvi un parere pedagogico rispetto alle dinamiche che si possono creare in situazioni come queste. Quando si parla di fede, qualsiasi essa sia, entriamo in un campo che si muove tra privato, sociale e culturale, per questo vorrei sottolineare la complessità e la delicatezza del tema. Io esprimerò il mio pensiero in base alla mia esperienza e al mio contesto culturale che ovviamente potrebbe non essere condiviso da altri. Quello che dirò potrebbe essere utile alle famiglie che vogliono raggiungere ad un accordo condiviso nella gestione dell’educazione religiosa e morale dei propri figli, magari facendoli sperimentare anche con pratiche e contesti di entrambe le religioni. 
Vi indicherò, nell'ultimo punto, anche ciò che è emerso, fino ad oggi, a livello giuridico, proprio per dare un contributo su più livelli.
Dopo questa lunga premessa, ecco a voi 6 (s)punti per riflettere insieme su cosa è possibile fare quando due genitori non condividono la stessa religione. 


1. IL BENESSERE PRIMA DI TUTTO! Pare inutile dirlo ma non lo è, il benessere dei vostri figli e delle vostre figlie deve essere la base assoluta delle vostre azioni educative, quindi, una lotta a chi detiene la religione migliore, oltre a essere concretamente impossibile, non farà stare bene nessuno, si creeranno conflitti, divisioni e discussioni difficili da gestire e faticose da vivere.
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LIBRI PER CONOSCERE.. LE RELIGIONI!

Ho scritto qui ( https://www.sarabalducci.it/second/2020/11/24/educazione-e-religione-6-spunti-per-riflettere-su-discordanza-religiosa-e-genitorialita/ ) un articolo per dare qualche spunto sul cui riflettere in contesti famigliari dove due genitori professano fedi differenti. Qui sotto indico invece alcuni libri utili per conoscere qualcosa in più sulle religioni e i rituali del mondo, tra storia e curiosità!

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LE RELIGIONI DEL MONDO. Fedi, storia, tradizioni – (V. Palazzolo, V. Savini, G. Ovani) +6

Un libro interattivo che racconta il mondo, le diverse tradizioni, la storie e le religioni. Si trova una breve introduzione alla religiosità in generale e una piccola sezione dedicata ad ateismo e agnosticismo. Si sviluppa in senso cronologico, affrontando aspetti culturali e rituali anche delle religioni animiste, dei popoli indigeni e aborigeni. 

RELIGIONI DEL MONDO – (A. frith, B. Ablett) +6

Un libro per capire quali culti e religioni vengono praticati in tutto il mondo. Non ho trovato molto materiale su questo libro ma pare essere tra i più venduti. 

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