Credo fermamente che per permettere al mondo di essere un luogo rispettato, civile, ricco di relazioni, tutelante delle differenze come rimedio contro ogni forma di totalitarismo e schiavitù,  occorra partire dall’Educazione. Credo che educare, oggi, sia una bellissima sfida e una privilegiata opportunità, a cui non è possibile sottrarsi.  L’educazione sostiene, ripara, protegge, mostra strade quando si fatica ad orientarsi, fa emergere potenzialità, dignità e resilienza, ovvero quella capacità di far fronte agli eventi e di rimettersi in piedi nonostante le difficoltà, ricostruirsi positivamente e di autoripararsi dopo un danno.

Per questo ho scelto il simbolo del tarassaco, in sé coesistono tarakè” “scompiglio, turbamento” e “akosche significa rimedio. Rimedio e scompiglio, perché spesso, come insegna Ceruti, è dal vincolo e dalle difficoltà che si aprono nuove inimmaginabili possibilità. Il Tarassaco ha molte proprietà, è una pianta forte, che si trova ovunque per le sue capacità adattive, esso rappresenta perfettamente il ciclo della vita: quando nasce i fiori sono di colore giallo intenso, dopo la sfioritura, i semi si lasciano trasportare dal vento per intraprendere un nuovo viaggio. Il loro percorso rappresenta una metafora perfetta della vita di ognuno di noi: per poter (ri)fiorire occorre staccarsi dalla propria origine e affrontare il vento, occorre mutare per poter raggiungere nuovi luoghi e nuove possibilità di crescita.